Questo blog tratta argomenti relativi alle discipline naturali come l'omeopatia, la fitoterapia, la gemmoterapia, l'iridologia la riflessologia plantare e la fisiognomica. Risposta a domande curiosità e orientamenti nelle discipline complementari.

Eccomi

Utente: Tex62
Nome: Fabrizio Minisini
Sono uno studioso e ricercatore in iridologia e tecniche olistiche dal 1984. Ho il mio studio professionale a Bolzano, la mia città. Omeopata unicista fitoterapeuta, Master Reiki R.A.U. - Doctor of Natural Therapy (Miami International University - Florida USA) lavoro nel settore come libero professionista e studio i fenomeni naturali che si manifestano contemporaneamente nell'iride e nella sclera. NON sono medico, ma Naturopata-Heilpraktiker iridologo iscritto alla ASSIRI, Associazione Iridologica Italiana sin dal 1997. Docente delle discipline presso la stessa ASSIRI e scuole di naturopatia sul territorio nazionale. Nella mia professione quotidiana applico oltre all'iridologia anche altre discipline come l'orthobionomy, la kinesiologia applicata o Touch for Health, il Reiki, lo studio della fisiognomica del corpo umano, la cristalloterapia, la cromoterapia. In quanto naturopata-non medico, non svolgo nel mio studio attività di competenza medica e non faccio diagnosi in senso clinico, ma naturopatico. Mi occupo di ricerca in omeo-fito-gemmoterapia,in particolare della ricerca del "simillimum" o rimedio costituzionale omeopatico dall'iride. Ho sviluppato una tecnica relativa alla riflessologia plantare e alla fisiognomica del piede che utilizza anche gli insegnamenti delle tecniche utilizzate dalle tribù degli Indiani d'America, con cui ho condiviso diverse esperienze dirette. Sono autore delle opere "Compendio di Iridologia Omeopatica: il rimedio dall'iride" e "Lezioni di iridologia Costituzionale" in CD-ROM e insieme alla Dr. Serena Pizzini, (Naturopata iridologa e Master Reiki R.A.U.) del libro "IL RIMEDIO DALL'IRIDE: analisi iridologica e trattamento naturale dei disturbi nervosi" MIR Edizioni ed il libro "Riflessologia fisiognomica del piede" MIR Edizioni. Ho giocato a calcio per tanti anni, amo il Milan, la musica west coast, Neil Young, Bruce Springsteen, Elvis Presley, i Dire Straits, gli Eagles, Eric Clapton, CSN&Y, gli u2, e tutta la bella musica, l'arte e le cose di buon gusto, la storia dell'uomo e del pianeta su cui vivo, la medicina naturale, i pellerossa americani, in particolare i Sioux e gli Apaches, di cui sono profondo conoscitore e con i quali ho condiviso esperienze di vita uniche, la natura, gli animali, in particolare i cavalli, la fotografia e la montagna, dove vivo, che è la mia vita, amo le escursioni in quota dove non incontri mai due volte la stessa persona, o possono passare diversi giorni prima di incontrare anima viva, nel silenzio, amo vivere la natura e respirarla; odio l'ipocrisia, il falso perbenismo, la mediocrità e i doppiogiochisti amo la lealtà e la sincerità,il coraggio, la tenacia, essere chiaro e diretto, la coerenza e le persone intelligenti. Vuoi attivare uno dei miei corsi nella tua città? Contattami!

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mercoledì, 21 ottobre 2009

 

Omeopatia: è tempo di fare chiarezza!


 

A cura di Dr. H.P. Fabrizio Minisini


 

Da quando la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza di condanna per un Naturopata bolognese, colpevole secondo la stessa di aver violato il Codice Penale all'articolo 348 relativo all'abuso di professione (in questo caso medica), si è diffusa in Italia, a mezzo degli organi di stampa, dei media televisivi e delle case produttrici di rimedi omeopatici tra le più note, l'informazione infondata secondo cui la pratica dell'omeopatia è atto medico.


 

Premesso che la Corte di Cassazione non è un organo con potere legislativo, non esiste in Italia nessuna legge che stabilisca quanto volutamente ed erroneamente diffuso, così da indurre in errore sia il cittadino inconsapevole che tante istituzioni pubbliche e private. In molte scuole di Naturopatia in Italia si insegna agli studenti che loro l'omeopatia e la fitoterapia non la possono praticare perchè è di competenza medica. E non c'è niente di più falso, perchè questa informazione non trova alcun fondamento legislativo. Le sentenze della Cassazione poi sono spesso contraddittorie, soprattutto quando gli addetti ai lavori si avventurano in un terreno a loro assolutamente sconosciuto come quello delle Bio-discipline naturali. Non è la prima volta che la Cassazione decide in tal senso e cioè afferma che il prodotto omeopatico è un medicinale e può essere prescritto soltanto dal medico.

Ciò tuttavia sembra non corrispondere al vero, secondo il più accreditato orientamento scientifico e bibliografico, anche perché il prodotto omeopatico è di libera vendita.

La sentenza della Cassazione che ha ritenuto di poter entrare nel merito, forse forzando il dettato dell'art. 606 c.p.p. ma non rispettando la precisa preclusione dettata dall'art. 609 c.p.p., avrebbe dovuto limitare la decisione affermando, così come richiesto dal Procuratore Generale della Corte d'Appello di Bologna con il ricorso, l'avvenuta prescrizione del reato commesso fino al 1998. «In questo caso particolare la Cassazione ha detto “che non è sufficiente che il paziente chieda e desideri un

certo tipo di cure, ma occorre che sia il medico a prescriverle”. Una decisione che va proprio contro la Costituzione che all'art. 32 da ai cittadini italiani la libertà di scegliere le cure, tenuto presente altresì che “utilizzo da parte dei cittadini dei prodotti naturali e dei prodotti di libera vendita, consente allo Stato Italiano un concreto e consistente risparmio del costo sanitario. Occorre allora più democrazia e maggiore apertura a professioni che in altri paesi dell'Europa sono già riconosciute e collaborano attivamente con i medici allopatici». «Le sentenze della Cassazione concludono un iter processuale, niente di più, non possono costituire precedenti, che possono essere disattesi e/o modificati e comunque, ed in ogni caso, sorreggono la Costituzione per poter affermare la libertà di operare nel rispetto delle norme generali, quali quelle fiscali e deontologiche. È evidente che in assoluta buona fede è stato preso un abbaglio.». (Da una intervista all'Avvocato Giancarlo Rizzieri, patrocinante in Cassazione). La stessa Corte di Cassazione qualche anno fa aveva sentenziato che una donna che portasse i pantaloni, (parlava di jeans) non può assolutamente venire violentata, e che se questo avviene vuol dire che la donna era consenziente. Personalmente ero rimasto basito alla lettura delle motivazioni della sentenza in oggetto.


 

Quindi per tornare all'argomento, osserviamo che la scienza ufficiale considera l'omeopatia acqua fresca, e in questo senso si sono espressi esimi luminari come il Prof. Garattini, Umberto Veronesi, la rivista “The Lancet”, e il presentatore televisivo Piero Angela. Orbene, se si tratta di acqua fresca, perchè mai dovrebbe rientrare nelle competenze assolute del medico accademico?

Si sono accorti che funziona, non ne conoscono le modalità, ma funziona. E allora, dicono, “ce la prendiamo noi” con buona pace di chi per decenni è stato tacciato di stregoneria e cialtronismo.

E' lo stesso Codice Deontologico del Medico che gli vieta espressamente di definirsi “Omeopata”, dicendo tra l'altro che il medico deve valersi esclusivamente di “terapie e trattamenti di provata efficacia scientifica”, escludendo quindi a priori l'omeopatia, che invece utilizza canali frequenziali non identificabili con i mezzi a disposizione della scienza.

Quindi, se proprio c'è uno che NON potrebbe “fare omeopatia” questo è proprio il medico. Il rimedio omeopatico NON può essere considerato farmaco proprio perchè di farmacologico non contiene niente, esplicando la sua funzione riequilibrante a livello energetico e vibrazionale. Sarebbe l'ora di dire le cose come stanno, di far passare una informazione cristallina e leale, sia nei confronti del cittadino che usufruisce dei servizi che degli operatori che degli studenti, a cui viene dato un insegnamento infondato proprio in quelle scuole che dovrebbero costituire il fondamento per la formazione del Naturopata professionista, e che invece dimostrano una arrendevolezza e una rassegnazione ai diktat delle caste degli "intoccabili" e dei "mammasantissima".
Se si vuole ottenere qualcosa, bisogna lottare per guadagnarselo, e tirare fuori gli attributi, che sono quei cosi che tanti non hanno.

Postato da: Tex62 a ottobre 21, 2009 14:51 | link | commenti (2)

sabato, 05 settembre 2009

Tumori e cancri: loro sparizione per autolisi
Dottor Herbert M. Shelton, dal libro “Tumori e cancri: loro sparizione naturale per autolisi"

I soli cancri che essi guariscono sono quelli che non sono cancri. Asportare un tumore benigno e dire che con ciò si è guarito un cancro ai suoi inizi, costituisce, suppongo, una buona pubblicità; ma è anche una forma di sfruttamento del pubblico, che dovrebbe essere guarita mediante il plotone di esecuzione.
A meno che la causa di un male non sia nota, trattarne i sintomi significa perdere il proprio tempo e andare incontro a un disastro.

I medici possono diventare sempre più abili, nel guarire il cancro, ma la mortalità cancerosa continua a crescere. Se sanno guarire il cancro, perché non lo fanno? Cosa aspettano? Ma essi non sanno guarire. Non sanno guarire un raffreddore, non sanno guarire l'acne né i brufoli; non sanno guarire una semplice indigestione; non sanno guarire una semplice costipazione; non sanno guarire l'insonnia, riescono soltanto a fare, di coloro che ne soffrono, degli schiavi della droga. I medici stessi muoiono frequentemente di cancro, così come i membri delle loro famiglie. Un corpo professionale che risulta impotente di fronte a malanni semplici, quasi completamente funzionali, come quelli ora citati, ma che pretende di essere capace di guarire una malattia complessa come il cancro, pur confessando di ignorare la causa, dovrebbe essere spedito in un manicomio.

I membri di questo corpo hanno forse compiuto enormi progressi nella diagnostica e la cura del cancro, nel corso dei tremila anni che sono trascorsi da quando gli Egizi hanno per la prima volta studiato questa malattia; ma, per quanto riguarda la scoperta della causa del cancro, non hanno fatto molta strada. Eppure, la conoscenza della causa di una malattia ha un'importanza primaria.

Citiamo ancora una volta Small: «Alcuni chirurghi possono asportare quasi tutti gli organi del bacino e riportare i propri pazienti a una vita attiva dopo qualche settimana. Tuttavia, è virtualmente sicuro che in questo momento ci siano centinaia di donne che soffrono perché affette, per esempio, di  cancro al collo dell'utero e che, per eccesso di pudore, andranno dal medico in ultima risorsa, soltanto dopo che vi saranno state costrette dal dolore o da altro insopportabile sintomo. Allora, sarà probabilmente troppo tardi».

Il grosso delle operazioni chirurgiche è soltanto teatralità spettacolare, con finalità commerciali. La chirurgia non ha mai salvato un solo canceroso.
Asportare una delle ghiandole, o uno dei canali del seno, per una tumefazione benigna e non uccidere in questo caso la vittima della frenesia chirurgica, è una cosa; asportare un sicuro cancro e registrare un nuovo caso di «ablazione riuscita di cancro», è ben altra cosa.
L'ablazione di un tumore canceroso è già, di per sé, una azione stupida. Ma, dopo aver effettuato l'ablazione, si accelera la recidiva del tumore per mezzo dei raggi X e del radio, che complicano la situazione provocando un indurimento dei vicini tessuti «normali» e preparano così l'estensione del cancro nell'area vicina al tumore primitivo.

Soltanto il più stupido dei somari può credere che una malattia sia guarita quando un organo o tutti gli organi contenuti in una cavità siano stati asportati. Non sarà certamente questo a sopprimere la causa della malattia. Che alcune donne riescano a sopravvivere a una tale operazione è cosa certa, poiché molte vi sono riuscite; ma bisogna dire che la vita che conducono in seguito, è lungi dall'essere attiva. In questo stesso momento, nel paese vi sono migliaia di queste donne, che soffrono cioè a causa della perdita degli organi asportati. Per altro verso, molti dei decessi che le statistiche attribuiscono alla mortalità cancerosa non sono dovuti al cancro, ma ad operazioni di questo genere.

Ogni anno la chirurgia uccide migliaia di vittime, la cui morte viene imputata al cancro. Molte di tali vittime non soffrivano di cancro; lo si sospettava soltanto.
Il vero carattere delle relazioni mediche è messo in luce da un estratto che Small ci fornisce di un rapporto sullo studio del «problema critico del ritardo», redatto a cura dei Dottori John E. Leach e Guy F. Robbins, del Memorial Hospital di New York. Vi si legge: «Malgrado tutti i progressi realizzati nella diagnostica e la cura del cancro negli ultimi venticinque anni, è un fatto che la riduzione della mortalità cancerosa, virtualmente possibile, è appena cominciata». In realtà, non è vero che sia iniziata una riduzione della mortalità cancerosa; semmai il suo aumento. E’ anche vero che la cura del cancro è oggi la stessa di venticinque anni fa: chirurgia, raggi X, radio.
La causa del cancro, oggi, non è più nota ai medici di quanto non lo fosse venticinque o mille anni or sono.

Questi stessi medici affermano che «la causa prima di questo insuccesso (l'incapacità di ridurre la mortalità cancerosa) non è dovuta alla mancanza di adeguati metodi terapeutici. La causa fondamentale di tale stato di cose è il tempo eccessivo che trascorre tra l'apparizione dei primi sintomi nel paziente e il momento in cui la cura comincia effettivamente». Questa dichiarazione avrebbe un senso se i medici conoscessero la causa del cancro e il loro intervento avesse un qualsiasi effetto positivo. Non consiglio mai di tardare a rimediare a un disturbo, qualunque esso sia, poiché quando una malattia si lascia evolvere, essa non può che peggiorare, a meno che non se ne sopprima la causa. Ma le visite mediche non rivelano mai le cause delle malattie; infatti, esse non hanno questa finalità.

Un medico appare insieme ridicolo e stupido, quando parla di guarire il cancro, o qualsiasi altra malattia la cui causa gli è perfettamente ignota.
Il medico, che non sa guarire un raffreddore, si dice sicuro di portare a buon fine un fenomeno patologico complesso come l'artrite e presto dirà di poter guarire anche il cancro. Le sue illusioni sulla guarigione sono così ben radicate, che egli immagina di poter guarire senza aver bisogno di eliminare la causa di un male, o solo di conoscerla. Non si può definire il cancro come un tumore maligno le cui cause sono ignote ed estranee all'organismo. Le cellule di tutti i tessuti cancerosi, presentando una deviazione patologica, sono notevolmente differenti dalle cellule di tipo normale dell'organismo.

Il cancro, si dice, nasce e si sviluppa in un punto sottoposto a una «irritazione cronica». E’ spiacevole che, nello studio dell'evoluzione del cancro, non si pensi mai ad identificare le cause che hanno portato a tale irritazione cronica. La nascita e l'evoluzione di questo stato di irritazione cronica non sono oggetto di alcuna indagine.
Se si avesse una chiara conoscenza di qualsiasi malattia sin dal suo insorgere, delle cause che l'hanno provocata e della necessità di sopprimerle, non esisterebbero malattie croniche. Non vi è differenza alcuna tra l'origine, l'inizio, di un cancro e quello di una tubercolosi o un'apoplessia.
La trasformazione patologica di un organismo può manifestarsi in diversi modi, ma l'inizio è sempre lo stesso.

Ogni cattiva abitudine, mentale o fisica, riduce la riserva di energie nervose, comportando così il rallentamento delle funzioni di eliminazione e, conseguentemente, la ritenzione e l'accumulo di residui delle cellule dell'organismo, causa di tossiemia.
Quando la tossiemia raggiunge un tasso elevato, si produce una crisi dell'organismo (malattia acuta, febbre), mediante la quale esso mobilita le proprie energie per eliminare l'eccesso di residui.
Poiché la causa della tossiemia non viene mai eliminata, le crisi si susseguono, fin quando sfociano in una malattia cronica. Tutti i punti attraverso i quali il corpo elimina i suoi detriti vengono allora sottoposti a un'irritazione caratteristica.

Siccome le cattive abitudini non scompaiono e, conseguentemente, la tossiemia non diminuisce, i punti di eliminazione continuano a essere sottoposti ad irritazione anche dopo la sparizione dei sintomi.
Ogni raffreddamento aggrava l'irritazione, finché la stessa si trasforma in infiammazione. L'infiammazione aumenta, o sfocia in una ulcerazione. L'infiammazione cronica finisce per rendere duri i tessuti, creando uno stato d'indurimento. All'indurimento può seguire uno dei tre seguenti fenomeni: cancro, tubercolosi, varie malattie degenerative e paralizzanti, dette «malattie della vecchiaia», che hanno preso questo nome soltanto perché esse appaiono dopo una lunga evoluzione. L'ulcerazione del collo della matrice è la conseguenza di un catarro cronico di tale parte dell'organo; l'ulcerazione dell’intestino tenue è la conseguenza di un catarro intestinale cronico; l'ulcera gastrica è la conseguenza di una gastrite cronica. Le ulcere del naso sono la conseguenza di un catarro nasale cronico.

Nessuna affezione maligna lo è sin dall'inizio, e molti pazienti, se lasciati a se stessi, si ristabilirebbero prima dell'apparizione dei sintomi di malignità; ma il trattamento al quale vengono sottoposti finisce spesso per provocare una rapida trasformazione di un male benigno in male maligno incurabile.
Le masse cellulari anomale che costituiscono i neoplasmi traggono origine dal leggero aggravamento di uno stato di circolazione sanguigna già ostruita. La stessa cosa avviene per le iperplasie.
Il cancro è uno stato patologico caratterizzato dal restringimento graduale dei vasi sanguigni (dai quali tutte le cellule ricevono il proprio nutrimento) fino all'occlusione completa di tali vasi. Un neoplasma che si metta a «crescere» sul seno, per degenerare nell'orrenda massa putrescente chiamata cancro, ha, così, un'origine molto semplice.

Quando un tumore ha una capsula spessa e resistente, che intralcia la sua crescita volumetrica, il suo contenuto tende a raggiungere una tale densità, che i capillari e le piccole arterie finiscono per risultare completamente ostruite. Il tumore si trova, cosi, sempre più tagliato fuori dal circuito sanguigno e finisce per morire di asfissia. Il nucleo del tumore entra allora in decomposizione, e ciò comporta un avvelenamento settico (un avvelenamento del corpo dovuto alle sostanze putride che passano ogni giorno dalla massa in decomposizione al resto del corpo). Questa setticemia cronica (setticemia: avvelenamento settico dei sangue) dà, a sua volta, seguito alla cachessia, che è lo stato in cui lo sviluppo cellulare dell'intero organismo viene cronicamente colpito dall'avvelenamento settico.

Quando il processo che abbiamo appena descritto si verifica in un tumore, lo si può chiamare cancro. La trasformazione di un tumore benigno in un tumore maligno è avviata dall'ostruzione del circuito sanguigno e dall'asfissia cellulare che ne consegue. A partire da questo momento, non esiste alcun fattore estrinseco al tumore, sia patologico, sia eziologico, che possa influire in qualche modo su di esso. L'indurimento delle ghiandole linfatiche vicino al tumore costituisce il primo segno della sua trasformazione maligna.

Come dice il dottor Tilden: «Che il cancro sia mortale, non ha nulla di particolarmente incomprensibile. Un cancro non è altro che sepsi, il prodotto mortalmente virulento della putrefazione dei tessuti, che si trova nelle ferite e nelle appendiciti mal curate, nella febbre puerperale nonché in molti altri risultati dell'incommensurabile e catastrofica ignoranza medica.
E’ lo stesso tipo di avvelenamento mortale che si manifesta dopo un aborto (sia esso "legale" o "criminale"), oppure in occasione dei parti, quando l’ostetrico, o supposto tale, è in realtà un dilettante che raffazzona i parti per affrettarsi ad andare sul campo da golf o a teatro, lasciando così prive di cure le mutilazioni provocate dai suoi interventi rapidi e anormali».
Un certo numero, in verità molto esiguo, di casi di cancro sono finiti con una guarigione. Generalmente, tuttavia, è lecito dire che quando un tumore è diventato maligno la guarigione è impossibile.
Tutti i palliativi quali droghe, operazioni, raggi X, radio e gli altri tipi di cura, che i medici non si fanno scrupolo di sperimentare sui propri malati, sono crudeli ed inumani.
La legge dovrebbe obbligare i medici che praticano tali atti di crudeltà ad astenersi dal farlo od a smettere di praticare la propria professione.

Tratto dal libro del Dottor Herbert M. Shelton: “Tumori e cancri: loro sparizione naturale per autolisi”

Postato da: Tex62 a settembre 05, 2009 16:27 | link | commenti

giovedì, 03 settembre 2009
Vaccino per l'influenza suina e sindrome di Guillain Barrè

E’ un articolo del 29 Luglio sul Daily Mail. Lo trovate qui.

I reporter inglesi (che salvo i casi delle testate gossippare sono veramente reporter, non come in Italia) hanno intercettato una lettera riservata dal ministero della salute inglese indirizzata ad oltre 600 neurologi.

Nella comunicazione si invitano tutti i medici a prestare attenzione perchè a seguito della indiscriminata campagna vaccinatoria degli ultimi tempi, si è potuto constatare un aumento vertiginoso dei casi di sindrome da Guillain Barrè.

Avevo già parlato di questo possibile effetto collaterale dei vaccini odierni, ma questa volta è addirittura un governo a mettere in allarme la comunità medica, ovviamente in sordina e cercando di non fare troppo chiasso.

Fortunatamente questa sindrome nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente nel giro di pochi mesi, o un anno circa, lasciando pochi strascichi, ma… Sapete che cosa vuol dire cuccarsi questa sindrome?

Dunque:

si inizia con strane sensazioni agli arti e alle dita, poi con dolori veri e propri. La malattia colpisce tutti i nervi periferici e si può arrivare a tetraplegia completa, nel giro di pochissimo tempo. Immaginatevi di svegliarvi alla mattina con una strana sensazione alle estremità, poi di avvertire verso sera dei dolori acuti e improvvisi in zone assurde del corpo. Sono i vostri nervi che mandano messaggi strampalati al cervello ma a voi questo non dice nulla. L’unica cosa di cui vi accorgete sono i dolori e la progressiva perdita di funzionalità degli arti.

In pochi giorni potreste ritrovarvi su una sedia a rotelle oppure sdraiati su un letto e intubati, perchè la GBS porta ad arresti respiratori e cardiocircolatori improvvisi. E voi non capite cosa stia succedendo, perchè  prima che vi diano una diagnosi corretta potreste essere passati a miglior vita dodici volte.

E questo perchè un governo ha voluto imporre, con la forza o con la coercizione mediatica, un vaccino inutile...

Ditemi: non vi arrabbiereste giusto un pochino? 

Postato da: Tex62 a settembre 03, 2009 08:42 | link | commenti (7)

NO ALLA VACCINAZIONE DI MASSA!

Eventuale vaccinazione obbligatoria contro H1N1, come difendersi
Vaccinazione di massa contro il virus H1N1, perchè dire no.


- Perchè questo virus è meno pericoloso dell’influenza stagionale, quindi il rapporto benefici-costi è decisamente svantaggioso per lo Stato e quindi per noi.


- Perchè accettando la vaccinazione faremo capire alle aziende farmaceutiche che possono costringerci a fare quello che vogliono e quindi ci troveremo di fronte ad altre vaccinazioni di dubbia utilità che potrebbero, in seguito, diventare obbligatorie.


- Perchè i soldi spesi per l’acquisto dei vaccini sarebbero più utili per migliorare nostra sanità ed innalzarne il livello qualitativo.


- Per fare capire allo Stato ed alle aziende farmaceutiche che non siamo passivi consumatori ma che siamo in grado di pensare.


- Per il futuro dei nostri figli e dei giovani.

Memorizzate questi articoli:

Articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Costituzione art. 32: "Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge". Inoltre, il consenso informato dinanzi alla proposta di trattamento sanitario costituisce un fattore ineludibile.

Art. 13: La LIBERTA’ PERSONALE è INVIOLABILE... NON è ammessa forma alcuna di... qualsiasi altra restrizione della LIBERTA’ PERSONALE...

Un’eventuale vaccinazione di massa obbligatoria, nel caso dell’influenza suina, è un abuso.

Non c’è un’epidemia di peste nera ma si tratta di una blanda influenza. Se il virus mutasse è molto probabile che l’attuale vaccino in produzione sia scarsamente efficace.

Lo Stato potrebbe tentare lo stesso la strada della vaccinazione coatta in virtù di alcuni articoli come ad esempio:

Codice deontologico dei medici Art. 42: "Il medico non può intraprendere alcuna attività diagnostica e terapeutica senza il valido consenso del paziente, che, se sostanzialmente implicito nel rapporto di fiducia, deve essere invece consapevole ed esplicito allorché l’atto medico comporti rischio o permanente diminuzione della integrità fisica".

Si possono però verificare delle situazioni in cui è necessario applicare un trattamento contro il consenso del paziente e che ricadono in tre tipologie giuridiche:

# Lo stato di necessità
# Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori (ASO e TSO).
# Le malattie infettive e diffuse

"Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge"

Uno scenario possibile potrebbe essere questo:
* Visto l’articolo della Costituzione 32,
* Essendo comprovata la virulenza del Virus A,
* Vista la dichiarazione in data (...) dell’OMS dello stato di Pandemia bla... bla...
* Resosi quindi necessaria l’azione preventiva si impone la vaccinazione
obbligatoria a tutti i cittadini.

In questo caso è nostro dovere denunciare lo Stato e chi ci obbligherà a vaccinarci, utilizzando qualsiasi risorsa legale per difenderci e, non ultima, la risorsa della class-action.
In questo link troverete alcuni consigli per difendervi da eventuali vaccinazioni coatte.

Speriamo di non giungere a tanto...
Speriamo.

Postato da: Tex62 a settembre 03, 2009 08:39 | link | commenti

giovedì, 20 agosto 2009

Storia del Diabete
Luciano Gianazza - 14 luglio 2008
Tratto da www.arnoldehret.it/modules.php?name=News&file=article&sid=62

Nel 1880 alcuni scienziati tedeschi si domandarono quale fosse la funzione del pancreas in anatomia. Non trovarono niente di meglio che rimuovere il pancreas a un cane, per poi osservare cosa sarebbe successo al cane senza il pancreas.
Notarono che il suo livello di zucchero nel sangue salì in maniera incontrollabile. Quindi diedero il nome di diabete a una condizione in cui si riscontravano alti livelli di zucchero nel sangue, la cui causa fu attribuita a un pancreas che non funziona in modo appropriato. Quando in seguito si scoprì che l'insulina era l'agente causale nel controllo della glicemia, fu avviata una ricerca per isolarla e sintetizzarla.

Nel 1922, tre premi Nobel canadesi, Banting, Best e Macleod, riuscirono a salvare la vita di una ragazza di quattordici anni che aveva il diabete, mentre era ricoverata al General Hospital di Toronto, iniettandole insulina. La Eli Lilly si accaparrò la licenza per la produzione di questa nuova medicina miracolosa, e la comunità medica si crogiolò nella gloria del miracolo ottenuto. Per la prima volta il diabete, come malattia, poteva essere tenuto sotto controllo, seppure non curabile. A nessuno piacque l'idea che il paziente diabetico avrebbe dovuto prendere l'insulina ogni santo giorno della sua vita, ma l'idea divento accettabile come male minore rispetto a una morte ancor più prematura.

Tutto “andò bene” fino al 1933 quando emerse una nuova forma di diabete più resistente.
Questa informazione apparve in un documento presentato da Joslyn, Dublin e Marks e pubblicato nell'American Journal of Medical Sciences. Questo documento, Studi sul Diabete Mellito, metteva in guardia sull'emergere di una malattia a carattere epidemico che assomigliava molto al diabete dei primi anni '20, solo che non rispondeva al trattamento con la medicina miracolosa, l'insulina. Peggio ancora, a volte un trattamento con insulina uccideva il paziente. Questa nuova malattia diventò nota come diabete insulino-resistente perché era caratterizzata da un elevato il livello di zucchero nel sangue, sintomo di diabete, ma non rispondeva alla terapia con insulina.

Il diabete, che a cavallo del '900 aveva un'incidenza dello 0.0028% pro-capite, nel 1933 aveva raggiunto l'1% negli Stati Uniti fino a diventare una malattia sempre più riscontrata da un maggior numero di medici. Questa malattia era destinata a minare la salute di più della metà della popolazione americana e a farne diventare invalida, in maggior o minor misura, almeno il 20% entro il 1990. 
Solo nel 1950, la comunità scientifica medica fu in grado di sviluppare metodi per eseguire test sierici dell'insulina. A seguito di questi test fu subito chiaro che questa nuova malattia non era il classico diabete, ma era caratterizzata da sufficienti, spesso eccessivamente alti livelli di insulina nel sangue. Il problema era che l'insulina appariva inefficace. Non riduceva i livelli di zucchero nel sangue. Ma dal momento che la malattia era conosciuta come diabete da quasi 20 anni, fu rinominata diabete di Tipo II. Questo per distinguerlo dal precedente diabete di Tipo I, causato da insufficiente produzione di insulina dal pancreas.

Nel 1949 trovandosi a fronteggiare quella che sembrava essere una grande epidemia di diabete insulino-resistente, la comunità medica si riorganizzò dando forma alle specialità mediche così come le conosciamo oggi. Così comparve il cardiologo, l'endocrinologo, l'allergologo, lo specialista in malattie intestinali, l'oncologo e tutti gli altri. Naturalmente ogni sintomo del diabete, diventò una singola malattia per suo conto. L'infarto, per esempio, che in precedenza stato spesso inteso come un sintomo del diabete, ora era diventato una malattia non collegata direttamente al diabete. 
Diventò di moda dichiarare che il diabete "aumenta il rischio di malattie cardiovascolari." Il ruolo di un sistema fisiologico di controllo dello zucchero nel sangue inefficiente, come causa di infarto, fu oscurato.

Con questa nuova base per le diagnosi, ordini concorrenti di medici specialisti rapidamente riclassificarono gruppi di sintomi del diabete come appartenenti alla malattia di loro specifica competenza e iniziarono a trattare i sintomi che ritenevano appartenenti al proprio ramo specialistico. Dato che la causa della malattia è stata ampiamente ignorata, non si è fatto più alcuno vero sforzo per curare qualsiasi malattia.
Coerentemente con il nuovo paradigma medico, nessuno dei trattamenti offerti dal cardiologo, per esempio, effettivamente cura, è nemmeno s'intende che curi, la malattia "proprietaria", pertinente a quella specialità medica. Per esempio, gli anni di sopravvivenza pronosticati dopo un intervento chirurgico per un bypass spesso risultano poi essere effettivamente gli stessi per chi non si è sottoposto all'intervento. E questa è la linea seguita per il trattamento, e non per la cura, di ogni altra patologia.

Un anno più tardi, nel 1950, fu iniziata una ricerca per trovare un'altra medicina miracolosa per trattare i problemi del Diabete di tipo II
Questa nuova, ideale, medicina miracolosa, come l'insulina avrebbe dovuto:

- essere efficace, come l'insulina, nel ridurre evidenti sintomi dannosi della malattia;
- non essere efficace nella cura della patologia di base;
- essere poi necessario prenderla continuamente per il resto della vita del paziente;
- essere brevettabile, non essere un rimedio naturale perché questi non sono brevettabili;
- essere altamente redditizia per chi la fabbricasse e per la linea di distribuzione;
- essere sottoposta a richieste di approvazioni da parte dei governi;
- essere fornita obbligatoriamente solo dietro presentazione di ricetta medica per stimolare i medici a prescriverla.

I test richiesti per tali autorizzazioni avrebbero dovuto essere estremamente costosi per impedire ad altri farmaci non approvati di diventare competitivi.
In presenza di effetti collaterali indesiderabili, si sarebbe potuto sempre dire che la malattia è molto peggio degli effetti collaterali.
In caso di morte del paziente, abbiamo fatto del nostro meglio, ma era una malattia pericolosa.

Questa è l'origine del classico protocollo medico di "curare i sintomi". In questo modo, sia la casa farmaceutica che il medico possono prosperare nel mondo degli affari, e il paziente, pur non essendo guarito della sua malattia, a volte sarebbe temporaneamente sollevato da alcuni dei suoi sintomi. In aggiunta, farmaci naturali che effettivamente guarirebbero la malattia dovrebbero essere soppressi. Più efficaci sono, più dovrebbero essere soppressi e i loro fautori incarcerati come ciarlatani. Dopo tutto, non si può permettere che possano essere venduti dei rimedi naturali, efficaci nella cura delle malattie e non costosi, in un mercato di monopolio ad intensità di capitale specificatamente progettato per il trattamento di sintomi senza curare la malattia.

Spesso dei prodotti naturali hanno veramente curato più di una malattia. Per questo motivo il potere delle leggi è stato e viene utilizzato per rimuovere i rimedi naturali, spesso superiori, dal mercato dei farmaci, per rimuovere la parola "cura" dal vocabolario medico e per logorare completamente il concetto stesso di libero mercato negli affari in campo medico. Questo è il motivo per cui la parola "cura" è così energicamente soppressa con delle leggi. La FDA ha una vasta regolamentazione orwelliana che vieta l'uso della parola "cura" per descrivere qualsiasi sostanza o medicina naturale che sia in concorrenza con i farmaci di sintesi della medicina ortodossa. E' proprio perché molte sostanze naturali sono veramente efficaci nel curare e prevenire le malattie che la parola cura è diventata così terrificante per la comunità medico-farmaceutica ortodossa.

Il valore commerciale dei sintomi
Dopo che la politica di sviluppo dei farmaci fu ridisegnata per concentrarsi sul trattamento dei sintomi piuttosto che sulla cura delle malattie, si è reso necessario reinventare il modo in cui i farmaci vengono messi in commercio.
Deve essere chiaro che qualsiasi ente di qualsiasi altro paese occidentale che si occupa di regolamentare la produzione e distribuzione dei farmaci, integratori alimentari, protocolli medici, etichettatura dei prodotti, ecc. è l'esatta replica della FDA. Non hanno un pensiero proprio, ma riformano la regolamentazione, spesso solo la traducono, sul modello di quella della FDA, che è totalmente asservita alle case farmaceutiche, se si fa eccezione per qualche raro funzionario che comunque dura poco in carica.

Oggi, più della metà delle persone in America soffre di uno o più sintomi del diabete. E in Europa, incluso l'Italia, la percentuale è in aumento anche fra i bambini. Nei primi tempi, il diabete diventò ben noto ai medici come Diabete di tipo II, Diabete insulino-resistente, Insulino-resistenza, Esordio di diabete negli adulti o, più raramente, Iperinsulinemia. Secondo l'American Heart Association, quasi il 50% degli americani soffre di uno o più sintomi di questa malattia. Un terzo della popolazione degli Stati Uniti è patologicamente obesa, mentre la metà della popolazione è sovrappeso. Il diabete di tipo II ora sembra di routine nei bambini di sei anni. Molte malattie degenerative possono essere riconducibili a un fallimento del sistema endocrino. Questo era ben noto ai medici del 1930 come diabete insulino-resistente.

Si sa che il problema che sta alla base è lo sconvolgimento del sistema fisiologico di controllo dello zucchero causato da grassi e oli trattati industrialmente. E questi si trovano in quasi tutti i prodotti confezionati che trovi al supermercato. E' esacerbato e complicato dalla sistematica eliminazione degli enzimi, che farebbero rapidamente scadere il prodotto, e di altri nutrienti essenziali che il corpo ha bisogno per far fronte alle conseguenze metaboliche di questi veleni. 
Ci sono enormi differenze fra un olio e un altro o un grasso e un altro. Alcuni sono sani e benefici, molti, comunemente in vendita nei supermercati, sono dei veleni. Per stabilire se sono di beneficio per la salute o meno la distinzione non va fatta fra saturi e insaturi, come l'industria dei grassi e degli oli industriali vorrebbe farci credere. Molti oli e grassi saturi sono estremamente benefici, molti oli insaturi sono molto velenosi. L'importante distinzione va fatta tra prodotti naturali e prodotti lavorati industrialmente.

Esiste molta disonestà nella pubblicità di grassi e oli industriali. L'industria alimentare mira a creare un mercato per gli oli spazzatura a basso costo come ad esempio olio soia, cotone e canola. Con un pubblico informato e consapevole, questi oli non avrebbero alcun mercato e in tutto il mondo ci sarebbe un numero molto minore, e non immagini quanto molto minore, di casi di diabete.

Alterazione degli stili di vita
Già nel 1901 furono fatti i primi tentativi di produrre generi alimentari con impianti automatici di produzione e confezionamento immaginando gli immensi profitti realizzabili. La maggior parte dei primi tentativi fallirono perché le persone erano intuitivamente sospettose riguardo a dei cibi che non fossero freschi come quelli che provenivano direttamente dalle aziende agricole e perché la tecnologia per la lavorazione era imperfetta. Con il progressivo aumento della prosperità economica in ogni classe sociale questi prodotti alimentari sospetti fecero dei lievi progressi. La Procter & Gamble che produceva e ancora produce Crisco, un grasso artificiale per fare il pane e prodotti da pasticceria, distribuì gratuitamente lattine da mezzo chilo di Crisco in un infruttuoso tentativo di conquistare la fiducia delle casalinghe americane affinché poi acquistassero il suo prodotto preferendolo allo strutto.

Quando la margarina fu introdotta negli Stati Uniti, gli stati con un elevato numero di industrie lattiero-casearie fecero un'accanita opposizione. Con l'avvento della Depressione del 1930, la margarina, Crisco e una serie di altri prodotti raffinati iniziarono a penetrare in maniera significativa nei mercati alimentari. Il supporto a favore dei prodotti lattiero-caseari in opposizione alla margarina si affievolì durante la seconda guerra mondiale, perché non c'era abbastanza burro per le esigenze sia dei civili che dei militari. A questo punto, l'industria lattiero-casearia, avendo perso molto supporto, semplicemente accettò una quota inferiore di mercato e si concentrò sulle forniture militari. Gli oli di semi di lino e di pesce, che erano comuni nei negozi e considerati beni necessari prima che la popolazione americana si ammalasse, scomparvero dagli scaffali. L'ultimo produttore di olio di semi di lino che serviva le grandi catene di distribuzione è stato Archer Daniels Midland, e ne ha interrotto la produzione e la fornitura nel 1950.

Più di recente, uno dei più importanti grassi salutari, è stato sottoposto ad una massiccia campagna di disinformazione dai media che lo hanno ritratto come un grasso saturo che provoca insufficienza cardiaca. Come risultato, è praticamente scomparso dagli scaffali dei supermercati. Quindi l'olio di cocco è stato rimosso dalla catena alimentare e sostituito dall'olio di soia, l'olio di semi di cotone e l'olio di canola. E' stato poco dopo questo riuscito blitz dei media che la popolazione degli Stati Uniti perse la "guerra dei grassi". Per molti anni, negli Stati Uniti l'olio di cocco è stato il più efficace agente di controllo dietetico del peso, al pari dell'olio crudo extra vergine d'oliva spremuto a freddo nei paesi mediterranei. La storia dell'ingegneria della trasformazione di quelli che una volta erano cibi sani corre esattamente parallela all'aumento dell'epidemia di diabete e iperinsulinemia che affligge gran parte del mondo. Un altro passo nella direzione della cura del diabete e di altre malattie è smettere di credere che i cibi pubblicizzati dai media siano sani e nutrienti.

Riferimenti:
Allen FM, M.D."Diabetes Mellitus.", Encyclopedia Americana, International Edition 1966 Vol 9 54-56
Brown JAC, M.B., B.Chir.,"Pears Medical Encyclopedia, Illustrated", London , England., Rainbird Reference Books Ltd. 1971
Erasmus U, "Fats that heal, Fats that kill.", Burnaby , BC Canada .
Alive Books, 1996
Van Nostrands Scientific Encyclopedia, 8th Ed.
Trager J, "The Food Chronology", Henry Holt & Company.
NY, NY. 1995

Questo è il primo di circa una ventina di altri articoli su questo argomento che verranno via via pubblicati e che nel loro insieme dimostrano che chi ha il diabete di tipo I o II potrebbe far sì che il suo corpo, e la sua mente, possano liberarsi di questa malattia. Ovviamente non aspettarti che il tuo medico sia d'accordo. I tempi di pubblicazione dipendono da quanto tempo potrò dedicare alla traduzione delle fonti e per creare articoli "purgati" dagli ostici termini medici per renderli facilmente accessibili a un pubblico profano. Se potrò attribuirmi un merito, sarà solo quello di aver reso accessibili queste informazioni alle persone a cui non fossero ancora arrivate, il merito del lavoro va a una persona che ha guarito se stessa dal diabete e ha deciso di condividere la sua esperienza e conoscenza libera dagli interessi particolari dell'industria del diabete. Tutti i dovuti credits verranno pubblicati alla fine della serie degli articoli.

La cura del diabete esiste ed è stata brevettata.
Questo particolare brevetto stabilisce:
"La combinazione dei componenti del medicinale induce una rigenerazione delle cellule del pancreas che poi inizia a produrre nuovamente l'insulina da solo. Dato che questa composizione ripristina le normali funzioni del pancreas, il trattamento può essere interrotto dopo un periodo di tempo, da un minimo di quattro mesi a un massimo di dodici ".

Purtroppo, questo eccellente lavoro non è stato continuato fino ad arrivare alla produzione di un farmaco disponibile per la vendita al pubblico. Il sospetto è che il motivo sia la mancanza di alcun incentivo finanziario per commercializzare una cura per una malattia che fornisce un lucroso e sicuro reddito con il business del suo perenne trattamento. Non è raro che dei brevetti vengano acquistati perchè nessuno possa poi realizzarli nella pratica, quando potrebbero minare interessi economici consolidati.
Come tutte le medicine che funzionano è un prodotto erboristico. E guarda caso, non aggiunge nulla, ma promuove una disintossicazione specifica

Ogni cura in realtà è disintossicazione. Non c'è nulla da curare, solo da disintossicare.

Un'ultima anticipazione:
Una proteina comunemente riscontrata nel latte vaccino, come è risultato da numerosi studi, ha dimostrato di essere corresponsabile per il diabete di tipo I. Più recentemente è stato riscontrato anche che le vaccinazioni infantili sono coinvolte seriamente come agente responsabile nel diabete di tipo I.

Ovviamente una dieta sana è il presupposto necessario, se non obbligatorio per non perpetuare il diabete, e la dieta ottimale per l'essere umano è quella descritta nel libro di Arnold Ehret, "Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco". Deve essere chiaro che nessuna persona che stia ricevendo trattamenti per il diabete deve pensare che vi sia un invito a sospenderli, fino a quando il suo pancreas non sia in grado di produrre insulina e/o il suo organismo sia in grado di utilizzare il glucosio e tutto quanto necessario per il corretto funzionamento delle funzioni degli organi interessati, comprovato da accurati esami medici oggettivi.  

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Diabete di tipo I

Si pensa che il diabete di tipo I sia causato dal danneggiamento o dalla distruzione di cellule beta pancreatiche per una reazione autoimmune.
Le cellule beta sono le più numerose tra quelle presenti nel pancreas e secernono insulina.

A causa di una reazione errata del sistema immunitario l'organismo distrugge le proprie cellule beta. Questa risposta sbagliata avviene a causa della (presunta) presenza nel sangue di antigeni che l'organismo percepisce come una minaccia e che sono mimetizzate da sembrare cellule beta. Gli antigeni sono di solito proteine. Questo mimetismo è costituito da un rivestimento di proteine sull'antigene identico a quello delle cellule beta. Quindi, quando il corpo si mobilita per attaccare gli invasori dall'esterno, gli anticorpi sono programmati per identificarli tramite questo rivestimento. Quando questi anticorpi incontrano una cellula beta, la considerano un antigene per via dell'identico rivestimento e la distruggono.
A causa del modo in cui questa malattia opera, è importante non solo ripristinare le cellule pancreatiche beta, ma anche trattare qualsiasi composto antigene-anticorpo che possa essere ancora presente. Questo soprattutto per prevenire che possa ripetersi il conflitto antigene-anticorpo che fa precipitare la malattia.
Diversi agenti, come antigeni, sono coinvolti in questo danneggiamento delle cellule beta. Alcuni dei più prominenti sono vari virus come quelli che provocano gli orecchioni, il morbillo e la meningite asettica.

Una proteina comunemente riscontrata nel latte vaccino, come è risultato da numerosi studi, ha dimostrato di essere corresponsabile per il diabete di tipo I. Più recentemente è stato riscontrato anche che le vaccinazioni infantili sono coinvolte seriamente come agente responsabile nel diabete di tipo I.
Sia su Internet che in molte biblioteche universitarie e disponibile una vasta documentazione sul nesso di causalità di questi fenomeni. Purtroppo, molte di queste informazioni non sono più disponibili per un pubblico che ha perso interesse nel ricercarle da sé e di pensare autonomamente. Di conseguenza, una malattia che non dovrebbe avere più di una nota a piè di pagina nella storia, continua a sopravvivere come la più importante fonte di profitto per il diabete.

Per trattare qualsiasi forma di diabete è necessario fare tre cose:

1) Fare regredire la malattia.

2) Tenere manualmente sotto controllo lo zucchero nel sangue durante questo processo.

3) Riparare i danni collaterali a reni, occhi, arterie, ecc.

Sono disponibili le informazioni per realizzare tutti e tre gli obiettivi per i diabetici di tipo II. Queste informazioni sono state raccolte minuziosamente da materiale che copre quasi un secolo di ricerca. 
Per il diabete di tipo I, queste informazioni sono in grado di realizzare il punto 2 e 3 della lista ma non il punto 1. Se applicate al tipo I, si otterrà un migliore controllo glicemico, meno delle incontrollabili oscillazioni di glucosio e di insulina che caratterizzano l'uso di insulina iniettabile e, di solito, minore quantità di insulina, ma non farà regredire questa malattia.
In questo articolo riassumo quello che è stato scoperto su questa malattia.

L'asserzione "Ora è disponibile una cura" per alcuni che hanno il diabete di tipo I è basata sul lavoro di ricerca svolto in India e poi in tutto il mondo e regolarmente pubblicato nel Journal of Ethnopharmacology a partire dal 1990 fino ad oggi. In questo lavoro, la rigenerazione di cellule beta del pancreas è stata chiaramente dimostrata, sia nei ratti di laboratorio che nell'uomo, dalla necessità significativamente ridotta di iniezioni di insulina e di migliore controllo glicemico. Un gran numero di erbe sono state esaminate in questi studi. Molte di queste hanno dimostrato di avere significativi effetti ipoglicemici e sembra che alcune migliorino le funzioni del pancreas ripristinando e rigenerando le cellule beta pancreatiche.

I risultati pubblicati di questo lavoro possono essere studiati nella locale biblioteca universitaria del Journal of Ethnopharmacology da chiunque abbia sufficiente interesse a farlo, basta ricordare di portare un buon dizionario medico per farsi strada nella giungla dei paroloni scientifici. 
Negli Stati Uniti questi documenti possono essere ottenuti tramite il Loansom Doc Programma attraverso Il sito web è: Loansome Doc Program. Solo per curiosità, è complicato a meno che non si sia iscritti a biblioteche locali americane.
Una ricerca presso l'ufficio brevetti americano permetterà invece di trovare diversi brevetti sulla rigenerazione delle cellule beta pancreatiche. Per esempio, se vai alla pagina United States Patent and Trademark Office e nella prima maschera in alto a sinistra e inserisci il numero: 5886029 e poi clicchi "search" senza perderti a fare altro, troverai un brevetto dal titolo "Therapeutic/edible compositions comprising herbal ingredients and methods for treating hyperglycemia ". Non troverai il brevetto 5886029, ma uno simile in quanto è stato rimosso dal database, (immagina un po' perché...).

Nel brevetto 5886029 c'era questa asserzione: 
"La combinazione dei componenti del medicinale induce una rigenerazione delle cellule del pancreas che poi inizia a produrre nuovamente l'insulina da solo. Dato che questa composizione ripristina le normali funzioni del pancreas, il trattamento può essere interrotto dopo un periodo di tempo, da un minimo di quattro mesi a un massimo di dodici ".

Nel marzo 2005, la Dott. ssa Denise Faustman, insieme ad una fondazione sostenuta e finanziata da Lee Iacocca, la cui moglie è morta a causa di complicazioni del diabete, ha annunciato un importante scoperta per trattare il diabete di tipo I. 
Ritengo però che, anche se ha perso la moglie a causa del diabete, Iacocca non riuscirà a vedere le cose da un punto di vista diverso da quello da dove ha guardato per decenni, quello del vertice delle multinazionali, e che non sarà mai libero dal condizionamento a cui inevitabilmente si rimane soggetti avendo avuto i più alti incarichi in quegli ambienti, presupposto necessario per ottenere risultati conclusivi e non dipendenti dalla logica e prassi del mercato di monopolio ad intensità di capitale. Puoi comunque trovare alcuni dettagli qui: The Iacocca Foundation

Dall'inizio della riorganizzazione della comunità medica nel 1949, la parola cura è stata bandita ovunque ad eccezione che durante le campagne per la raccolta di fondi. Se hai il minimo dubbio su questo, menziona la parola cura, intesa come guarigione completa, al tuo medico e vedrai come reagisce. Oggi è politicamente corretto il trattamento, ma non la cura della malattia.
E questo vale per qualsiasi malattia. 
Questo è quanto riporta una persona che si è liberata dal diabete e che è il principale protagonista in questo articolo :
"Ho incontrato questa stessa mentalità irrazionale quando ho contratto un grave caso di diabete di tipo II, alcuni anni fa. Se avessi accettato la prognosi del mio medico come inevitabile, sarei già morto a causa di questa malattia già da molto tempo. Quello che è avvenuto invece, esercitando le mie proprie facoltà e in disaccordo con i consigli dei miei dottori, ho invertito completamente il mio diabete di tipo II e, all'età di 75, sono in perfetta salute."

Ciò che è necessario è che qualcuno, non connesso all'industria del diabete e non guidato dal solo profitto indiscriminato, svolga una approfondita ricerca attraverso il materiale scientifico sui trattamenti erboristici del diabete di tipo I e poi rendere pubbliche le informazioni. C'è un alto numero di probabilità che rimedi a base di piante possano essere scoperti in questo modo che siano in grado di ristabilire pienamente la funzione delle cellule beta pancreatiche e quindi curare anche il diabete di tipo I. 
Aspettarsi che l'industria del diabete distrugga se stessa finanziariamente sradicando una malattia che costituisce la loro unica fonte di reddito non ha alcun senso. Ovviamente non lo faranno mai. Se una cura davvero efficace venisse scoperta, e credo che sia già stata scoperta e tenuta ben nascosta, verrà soppressa dall'industria del diabete per questione di necessità aziendali.

Questo è quanto ho trovato riguardo alla cura del diabete di tipo I. Sarebbe più corretto dire che ci sono delle possibilità che possa essere curato ma che non è ancora una certezza
Sono sempre stato dell'idea che non esista nulla che non possa essere fatto, se non a causa delle nostre proprie limitazioni. E, dopo aver sbagliato molte volte in varie situazioni della vita, ho realizzato che quanto possa essere difficile risolvere un problema dipende dai metodi utilizzati, dagli strumenti a disposizione (e fra gli strumenti è necessario includere una mente sgombra da preconcetti, credenze, disinformazione e coinvolgimenti in interessi che potrebbero essere minati una volta scoperta la verità) e dalla conoscenza della causa del problema.
La causa del problema può essere trovata solo se si conoscono i processi coinvolti nell'intera scena ideale, cioè come sarebbe la scena perfetta emendata dal problema, e se si hanno tutte le informazioni delle interferenze nella scena ideale che l'hanno resa appunto problematica.

Consideriamo un motore di un ciclomotore a due tempi, (adoro fare gli esempi con i motori, hanno parecchie analogie con il motore umano), cioè un motore alimentato non dalla sola benzina ma da una miscela di olio e benzina, che viene portato continuamente dal meccanico perchè "non funziona bene", si ferma per la strada, fa fatica a partire, ecc. Se il meccanico ha tutti i requisiti necessari per riportare in quel contesto la scena ideale, cioè un motore liberato da ogni arbitrario introdotto nel suo funzionamento corretto, curerà il motorino.
Se non sa che cosa sta causando alla candela e alla testata d'incrostarsi ogni due o tre giorni, si limiterà a pulire quelle parti, beneficiando la sua economia a discapito di quella del malcapitato, senza mai risolvere il problema, che potrebbe essere che fa una miscela della benzina troppo "grassa" o usa l'olio recuperato quando cambia quello della macchina, magari per risparmiare...

Avrai notato quella parte del testo dell'articolo in un riquadro verde, e ti sarai chiesto che cosa volessi evidenziare. Leggendo il contenuto potrai notare che la persona che ha cercato di trovare delle risposte per risolvere il diabete di tipo 1 ha dovuto affermare: 
Per il diabete di tipo I, queste informazioni sono in grado di realizzare il punto 2 e 3 della lista ma non il punto 1
Non ha potuto rispondere positivamente al punto 1 perché l'approccio della sua ricerca di informazioni è stato fatto mantenendo il punto di vista della scienza ortodossa e in quel riquadro il contenuto puzza tremendamente di teoria dei germi, e vedo che si arrampicano sui vetri per cercare di dare una spiegazione (fantasiosa) del motivo per cui l'organismo va a caccia delle sue cellule per ucciderle.

Devo ringraziare Arnold Ehret e non potrà che ringraziarlo chi si libererà del diabete di tipo 1, perché se avverrà sarà anche grazie alla conoscenza che ci ha trasmesso nel suo libro il "Sistema di Guarigione della Dieta senza Muco".
Se hai compreso i fondamenti del suo insegnamento, saprai che non c'è alcun microrganismo che causi qualsivoglia malattia, ma che questi producono i sintomi di cui si lamenta il paziente mentre ripuliscono l'organismo da scorie e tossine presenti.
In pratica: "No muco, no party!"

Inoltre l'asserzione che il sistema immunitario scambi le cellule beta del pancreas per dei fantomatici antigeni è una teoria bislacca. Il sistema immunitario non è un imbecille.

E' molto probabile che attacchi sì le cellule beta, ma quando queste sono intimamente rivestite, questa essendo una condizione patologica, da del materiale di un tipo o di un altro, proteico o meno.
Potrebbe sembrare che si confondi, in realtà è interessato a distruggere il solo rivestimento, ma essendo quest'ultimo troppo coeso con la cellula, non può evitare di distruggere anche la cellula, perché non farlo sarebbe ancora più dannoso che lasciare marcire delle cellule con la pompa sodio/potassio "incollata", bloccata e non funzionante. Le cellule beta liberate da quel "rivestimento" colloso riprenderebbero a funzionare e renderebbero possibile quanto indicato nel punto 1, Fare regredire la malattia.

Le cure erboristiche non potranno ottenere risultati definitivi se il concetto applicato nell'usarle è quello della medicina allopatica, e cioè sopprimere i sintomi, anche se potrebbero non far manifestare degli effetti collaterali.
E dato che la causa di qualsiasi malattia del corpo, per quanto possa essere rafforzata da stati disarmonici mentali e spirituali, è la costipazione dei vari sistemi da parte di tossine e muco, nel significato più ampio del termine, le erbe che potrebbero essere veramente utili sono quelle che hanno caratteristiche disintossicanti che facilitano l'espulsione delle tossine e del muco. Oltre alla dieta senza muco, che lentamente rigenerando l'intero organismo, riporta l'essere umano nel suo stato originario che gli spetta di diritto.

Copyright © by Luciano Gianazza - Arnold Ehret Italia - Tutti i diritti riservati.

 

Postato da: Tex62 a agosto 20, 2009 14:53 | link | commenti

Il mito del colesterolo
Tratto dalla dispensa "Siamo sempre più malati" di Marcello Pamio

Nel 1953 Ancel Keys, un ricercatore dell'Università del Minnesota, ha pubblicato un lavoro che sarebbe diventato il mito fondante della teoria sul colesterolo. In quello studio Keys ha inserito un diagramma basato sui dati di 6 diversi paesi del mondo in cui era riscontrabile una relazione evidente tra il consumo di grassi e la mortalità dovuta a cardiopatie coronariche.
La prestigiosa rivista «Lancet» ha immediatamente commentato che «la curva tracciata non lascia dubbi sul fatto che esista un rapporto tra la percentuale di grassi negli alimenti consumati e il rischio di morte a causa di una cardiopatia coronarica».
Tale diagramma però si basa su un errore grossolano.
Non è un vero e proprio errore, ma è la classica strategia messa in atto da chi vuole ottenere un certo risultato piuttosto che un altro. Keys ha infatti preso in considerazione soltanto i dati provenienti da 6 paesi del mondo, pur avendo a disposizione le cifre relative a 22 paesi.
Perché si è limitato a 6 e non ha usato tutti i dati che aveva? La risposta è scontata: se avesse utilizzato i dati completi, il rapporto tra il consumo di grassi e la morte per arresto cardiaco si sarebbe dimostrato inesistente e inconsistente!
Per esempio «negli Stati Uniti la mortalità dovuta a cardiopatie coronariche era 3 volte più alta che in Norvegia, anche se in entrambi i paesi il consumo di grassi era all'incirca lo stesso».
Milioni di persone sono state “ingannate” da uno studio decisamente fazioso.

Vendere la paura del colesterolo
L’ipercolesterolemia, era quasi sconosciuta 30 anni fa, ma nel giro di pochissimo tempo è salita al primo posto tra i timori per la propria salute di decine di milioni di persone in tutto il mondo.
Nel 1987 la Merck lancia la prima statina (un  farmaco che abbassa il livello di colesterolo nel sangue): il Mevacor.
La cosa interessante è che questo farmaco era omologato non solo per livelli alti di colesterolo, ma anche per livelli bassi, cioè poteva essere prescritto anche a persone sane: un mercato potenzialmente sconfinato!
Si è speso più per i farmaci anticolesterolo che per ogni altro genere di medicinale con obbligo di ricetta medica.
Oggi i farmaci anticolesterolo generano introiti di oltre 25 miliardi di dollari all'anno per i loro produttori: la tedesca Bayer, l’anglo-svedese AstraZeneca e le americane Pfizer e Merck, tanto per citare le più potenti e ricche.

La creazione dei nuovi malati
Un comitato dell'Associazione Americana di cardiologia afferma che occorre controllare regolarmente la colesterolemia già nei bambini di cinque anni, anzi sarebbe bene che un medico verificasse se nei neonati sussistano rischi di malattie cardiache.
Non appena i bambini sono in grado di consumare cibi solidi, è bene dar loro alimenti poveri di colesterolo e far controllare la pressione sanguigna a partire dai 3 anni di età: parola di cardiologo!
Proprio l'associazione federale dei cardiologi tedeschi, insieme alle aziende Becel (margarina), Pfizer (statine) e Roche Diagnostics (strumenti per gli esami), organizzano regolarmente delle “iniziative per la salute”, il cui obiettivo è di convincere le persone a farsi misurare il tasso di colesterolo nel sangue. Il messaggio che si vuole far passare è che una colesterolemia elevata rappresenta «uno dei più frequenti fattori di rischio» per le malattie cardiocircolatorie, sapendo bene che tanti più esami del sangue vengono eseguiti dalla popolazione tanto maggiore sarà il numero di nuovi malati.

(…)

Infiammazioni e/o microlesioni arteriose
Cosa provoca le microlesioni e le infiammazioni alle arterie?

1)    Il latte pastorizzato e omogeneizzato certamente rientra tra le sostanze più dannose per il nostro sistema circolatorio.
Da una parte il latte, come tutte le proteine animali, contribuisce all’acidificazione del terreno biologico che porta a sottrarre calcio dalle ossa (vedi osteoporosi), dall’altra i processi industriali che subisce per la commercializzazione lo rendono inadatto all’alimentazione umana.
Ma il colpo finale alla circolazione è dato dall’omogeneizzazione, che consiste in una centrifugazione del latte ad altissima velocità. Questa tecnica industriale frantuma i globuli di grasso (il tutto solo per evitare l’affioramento della panna) creando degli aggregati molecolari così minuti, che una volta ingeriti, possono provocare delle microlesioni all’interno delle arterie, oltre ad ammassarsi nell’apparato digerente, ostacolare la digestione e causare reflusso, obesità, allergie e stipsi.
La cicatrizzazione di queste microlesioni nelle arterie, permette al colesterolo “cattivo” (LDL) di fissarsi sulle pareti (placche ateromatose) e questa è una delle maggiori cause di arteriosclerosi e cardiopatie (ictus, infarto, ecc.).

2)    Gli oli idrogenati, detti grassi “trans” sono tossici e aggrediscono le pareti arteriose provocando problemi seri alla salute: danneggiano tra l’altro il fegato, la milza, l’intestino, i reni e la cistifellea.
Sono presenti in quasi tutti i cibi industriali confezionati, per cui è necessario ricorrere agli alimenti biologici e/o biodinamici, che almeno sono più controllati e non hanno necessità, essendo buoni e vitali, di additivi, aromi e altre sostanze chimiche dannose e acidificanti.

3)    Il cloro e i suoi derivati aggiunti all’acqua del rubinetto per disinfettarla sterilizzano  anche il terreno biologico, cioè il nostro organismo, lesionando le arterie.
Il cloro è un gas velenoso e molto irritante che crea microlesioni e infiammazioni nelle arterie.
Un altro grosso problema dell’acqua potabile è il fluoro.
Ufficialmente i fluoruri sono considerati “contaminanti” dalla Environmental Protection Agency (l’Agenzia governativa statunitense per la protezione ambientale) e possono contenere sostanze tossiche come il piombo, berillio, mercurio, cadmio e arsenico. Secondo il dottor Dean Burk del National Cancer Center: “il fluoruro causa ulteriori decessi per cancro e li provoca più velocemente di qualsiasi altra sostanza chimica”.
Il fluoruro di sodio, utilizzato come veleno per topi, è contenuto nei dentifrici che troviamo nei supermercati, come prevenzione della carie!

Postato da: Tex62 a agosto 20, 2009 14:49 | link | commenti

Negli Usa avrebbero provocato in 5 anni oltre 27 mila infarti. Sono gli antinfiammatori come il Vioxx, appena ritirato
Lo scandalo si allarga. Nel mirino industrie e controlli

Pillole batticuore
Di Renata Tinnii, “L’Espresso” nr. 43 210/2004

C'era una volta un farmaco superstar, uno dei 52 medicinali nel mondo che vendono per più di un miliardo di dollari all'anno. Ora la stella è tramontata. Il 30 settembre 2004 la Merck ha ritirato il Vioxx da tutte le farmacie per il sospetto, ormai tramutato in certezza, che questo antinfiammatorio, consigliato contro l'artrite e altri dolori cronici, possa aumentare il rischio di infarto e ictus. La botta è colossale. In termini sia di soldi che di salute. Solo in Italia viene cancellato d'un colpo un fatturato che lo scorso anno è stato di 124 milioni di euro, che poneva il farmaco al 19° posto nei consumi degli italiani. E pensare che nel 2000, anno in cui è stato introdotto in Italia, era al 78° posto. Una bella scalata, aiutata da un potente apparato promozionale e dalla promessa che questo e altri medicinali della stessa classe seppur non uguali (come Arcoxia di Merck e Celebrex di Pfizer) potessero fare egregiamente il loro lavoro di "pain-killeC senza tutte quelle ulcere e sanguinamenti gastrici che accompagnano i vecchi antinfiammatori non-steroidei (Fans), tipo aspirina e ibuprofene. Peccato che uno studio finanziato dalla stessa Merck, chiamato "Approve", abbia mostrato un aumento di guai al cuore in chi assumeva il farmaco per più di 18 mesi, rispetto al gruppo di controllo a cui veniva somministrato un placebo ( ... ). Intanto la palla di neve rotola e diventa ben presto valanga: lo stesso giorno in cui la Merck dichiara il ritiro dei Vioxx (dalla Food and Drug Administration filtra la voce che solo negli Stati Uniti i casi di infarto e morte da arresto cardiaco per l'uso dei farmaco dal 1999 al 2003 possono essere stimati intorno a 27 mila. Lo studio, per la verità non ancora sottoscritto dall'agenzia americana, ma frutto delle proiezioni di un suo ricercatore su un campione di 1.400.000 pazienti, ha confrontato i diversi esiti al cuore in chi prendeva Vioxx rispetto al farmaco rivale Celebrex, della Pfizer. Quei 27 mila sarebbero gli infarti in più dei primo gruppo rispetto al secondo (...).

 

Un esperto della Fda americana aveva fiutato il pericolo: dall’alto però gli fu consigliato di tacere

 QUANDO LA CURA E ’ PEGGIO DEL MALE
di Sergio Cima

Lipobay
Alcune decine di morti nel 2001 hanno segnato la vicenda dei Lipobay (cerivastatina). Il farmaco appartiene alla classe delle statine ed è usato per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, e ridurre il rischio di disturbi al cuore.
Ma se associato con il gemfibrozil, può provocare la rabdomiolisi: un danno grave ai muscoli a cui segue il rilascio di una sostanza tossica per il rene.
Oggi negli stati Uniti l'associazione Public Citizen punta il dito contro una nuova statina: la rosuvastatina, che risulta essere l'unica della famiglia (ce ne sono in uso sei) che provoca danni diretti ai reni, oltre alla possibilità di rabdomiolisi. Quanto basta, secondo l'associazione dei consumatori, per considerare un suo ritiro dal commercio.

Antidepressivi
Giovani suicidi dopo la cura con antidepressivi: il rimedio del male che si trasforma in effetto. Entrati in commercio nel 1990 gli antidepressivi erano considerati efficaci e sicuri, tanto da essere usati negli adolescenti. Fino al 2003, quando la Food and Drug Administration (Fda) ne ha sconsigliato l'uso nei ragazzi. E’ successo che le case produttrici che hanno anche promosso gli studi clinici sui loro stessi farmaci, ne hanno impropriamente esaltato l'efficacia e nascosto gli effetti collaterali. La reazione dei genitori dei ragazzi morti a causa di questi farmaci è stata furibonda e le maggiori riviste scientifiche hanno deciso che renderanno noti solo gli studi in cui tutti i risultati sono pubblici e trasparenti. Una svolta epocale sulla pelle di pazienti ignari.

Alosetron
Nel 2000, dopo aver causato cinque morti, 49 casi di colite ischemica e 21 casi di grave costipazione, l'alosetron, che prometteva di curare la sindrome del colon irritabile, è stato ritirato dal commercio. Nel 2002 la Fda lo ha reintrodotto con forti restrizioni, impegnando medico e paziente a firmare dichiarazioni di conoscenza dei potenziali pericoli e di assunzione di responsabilità. Paul Stolley ha denunciato la collusione dell'Fda, di cui è stato consulente, con le case farmaceutiche: a suo parere il rientro dell'alosetron, per quanto strettamente regimentato, non trova alcuna giustificazione clinica. « La Fda è finanziata dalle aziende produttrici di farmaci» ha accusato Stolley.

Cisapride
La Jansen Pharmaceutica nel 2000 ha ritirato dal commercio la cisapride, un farmaco usato contro il reflusso gastroesofageo, anche nei bambini. La vicenda è iniziata quando Vanessa Young, 15 anni, vita normale ma con qualche disturbo gastrico, morì di infarto davanti a suo padre. Si stava curando con la cisapride. Questo farmaco era in commercio nell'America dei nord, ma solo negli Usa il "bugiardino" recitava: "La cisapride può causare gravi irregolarità del ritmo cardiaco che possono provocare la morte". Vanessa era canadese. In seguito le autorità regolatore internazionali imposero tali e tante restrizioni d'uso, che la casa farmaceutica stessa preferì abbandonare il prodotto.

Sibutramina
Perdere peso senza rischi: la sibutramina prometteva questo. Sviluppata inizialmente come antidepressivo, durante la sperimentazione ha mostrato la non trascurabile capacità di ridurre il peso corporeo. Un effetto collaterale che deve essere piaciuto ai produttori, tanto che lo hanno abbandonato come antidepressivo e lo hanno sviluppato per il trattamento degli obesi. Unico neo: faceva schizzare in alto la pressione arteriosa, aumentando in modo considerevole il rischio di accidenti cardiovascolari. Nel marzo 2002 è arrivata la sospensione dei farmaco da parte del ministero della Salute, poi revocata nell'agosto successivo ma con rigidi paletti e avvertenze.

Terapia ormonale sostitutiva
Nel luglio 2002 un grande studio sulla terapia ormonale sostitutiva, un cocktail di estrogeni e progestinici che attenua i sintomi della menopausa (vampate e umore depresso), è stato interrotto a causa dei danni che provocava sulle donne trattate: aumento dei rischio di ictus, di trombosi venosa, di embolia polmonare, di tumore al seno. Rischi che le donne sembrano aver messo in secondo piano rispetto ai benefici: attualmente la ricerca sta cercando di accelerare i tempi sul progestinico titolone che, però, deve ancora essere ulteriormente testato e sottoposto a nuovi studi controllati per poter garantire la sua sicurezza di impiego.
(L'Espresso, 28-10-2004)

 

E dire che la chiamavano super-aspirina

Il brusco ritiro dal commercio dei Vioxx (Merck) e degli altri prodotti antinfiammatori a base di rofecoxib, non ha suscitato nell'opinione pubblica un'ondata emotiva che si possa anche lontanamente paragonare al terremoto provocato nell'agosto di tre anni fa dal Lipobay (cerivastatina). Eppure il Vioxx era un farmaco miracolo, osannato dai media con il titolo improprio di super-aspirina, insieme al suo confratello Celebrex, appartenenti entrambi alla stessa classe dei cosiddetti anti Cox2. Il loro lancio nel 2000 era stato salutato da Wall Street come il più clamoroso successo di marketing nella storia dell'industria farmaceutica. Lo scorso anno Vioxx aveva fatturato l'astronomica cifra di 2,5 miliardi di dollari nel mondo e di 124 milioni di euro solo in Italia. Di miracoloso in realtà c'era ben poco, come già denunciato da "L’Espresso" lo scorso 12 agosto ("Occhio al farmaco, il prezzo non è giusto"). I nuovi costosissimi prodotti non davano un maggior sollievo dal dolore rispetto ai vecchi ed economici Fans. L'unico vantaggio avrebbe dovuto essere una minore propensione a far male allo stomaco, cosa che resta tuttora in dubbio in molti casi. In compenso, sin dal 2001 è sorto il sospetto che il Vioxx favorisse la formazioni di trombi, aumentando così il rischio di infarti e ictus Ora questi nodi sono venuti al pettine con i risultati di nuovi studi, e bisogna dare atto alla casa produttrice di averne tirato le estreme conseguenze con coraggio e decisione. Anche se non mancano le dietrologie: la Merck ha già un altro Cox2 in corsa, e può avere valutato più conveniente abbattere un cavallo ormai azzoppato. Meglio affrontare una perdita secca, ma contenuta, che trascinare un declino, punteggiato magari da onerose cause di risarcimento.
('L'Espresso", 28-10-2004)

Postato da: Tex62 a agosto 20, 2009 14:39 | link | commenti

lunedì, 29 giugno 2009

Cancro: un crepuscolo degli dei
Tratto da libro: "Il tradimento della medicina" di Alberto Mondini

Come è nata questa strana pratica di somministrare terribili sostanze ai pazienti per guarirli, la chemioterapia? Essa si basa sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire. Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute. Nessuna persona sana di mente penserebbe che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.
Tutte quelle discussioni fatte in televisione di volta in volta su chemio o medicine alternative hanno un solo scopo: confondere le idee e annebbiare le menti della gente. In verità la questione è di una semplicità lapalissiana e disarmante. Vogliamo sapere se la chemio è una terapia valida o no? E’ molto facile saperlo; basta fare quello che si fa con qualsiasi altra cosa di qualsiasi genere per sapere se funziona o no: si osservano i RI-SUL-TA-TI. Su di essa esistono studi, statistiche, dati ufficiali accurati. E’ vero che gli oncologi, con la complicità dei media, creano su di essi una cortina fumogena, ma non è per niente difficile averli; poi basta leggerli. lo li ho trovati e ve li posso comunicare. Ripeto: questi non sono i miei dati, sono i dati ufficiali dell'oncologia ufficiale. Confrontateli con le centinaia di ore di chiacchiere televisive trionfalistiche di Tirelli & C.

Prima di tutto bisogna sapere cosa si intende in medicina per paziente guarito di cancro. Poiché effettive guarigioni non ne ottengono mai, definiscono guarito colui che sopravvive almeno cinque anni dal giorno della diagnosi, anche se muore cinque anni e un giorno dopo, anche se alla fine del quinto anno ha un cancro grande come una zucca che gli sta straziando il corpo. Credo che veramente poche persone conoscano questo dato. Non è che venga tenuto segreto; ma, per darvi un'idea, io per televisione in tanti anni l'ho sentito spiegare solo un paio di volte e solo di sfuggita. Ricordatevi che cambiare il significato alle parole è un mezzo importante per confondere e dominare. Questo dato pertanto è fondamentale, è una chiave per capire veramente tutti i discorsi che fanno gli oncologi quando parlano di "guarigione".
Premesso ciò, loro proclamano che: ogni 100 persone che si ammalano di cancro, 50 guariscono; in altre parole ciò significa soltanto che 50 muoiono entro 5 anni dalla diagnosi, le altre dopo.
In verità le cose stanno perfino molto, ma molto peggio di così. Se lasciamo perdere le chiacchiere televisive e le cialtronate per ottenere offerte e finanziamenti e ci riferiamo a ciò che effettivamente è scritto e provato, troviamo che la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di "tumore certo" è mediamente del 7%. Nella tabella seguente trovate i dati riferiti ad alcuni specifici tipi di tumore. Sono presi dal monumentale trattato Medicina Oncologica di Bonadonna e Robustelli (testo universitario): mille pagine per dire "non ci abbiamo capito niente".

Ma perfino questi dati sono troppo ottimistici! Un lavoro scientifico pubblicato nel 2004, prende in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della chemio nella cura del cancro. I risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono catastrofici: in media, solo il 2% dei pazienti sottoposti alla chemio risulta essere ancora vivo dopo 5 anni dall'inizio del trattamento "terapeutico".
Provate un po' ad immaginare un impresario edile che costruisce case il cui 93 o 98% crolla entro cinque anni dalla costruzione. Prima di tutto nessuno lo pagherebbe più e poi verrebbe messo in galera; a meno che qualcuno non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati, ascoltati per ore e ore in noiosissime trasmissioni televisive di medicina. I più famosi oncologi italiani riescono a farsi pagare 200-300 euro o più per una visita di 10-15 minuti!
Incomprensibile... Il fatto è che costoro fanno leva sulla paura, sul dolore e sull'ignoranza di questi dati da parte dei malati e dei loro famigliari. Come la paura e l'ignoranza vengono poi alimentate sistematicamente con ogni mezzo, potete facilmente constatarlo voi stessi.

Il Prof. Luigi Di Bella qualche anno fa avvertì che "se una persona viene dimessa dall'ospedale, si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un'altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità. La fortuna dei medici è che si muore una volta sola".
Estremamente importante in questo contesto è la vasta indagine condotta lungo 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata già nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.) sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.

Uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle riviste mediche più autorevoli del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.
Un altro dato fondamentale che indica come le terapie ufficiali per i tumori siano inefficaci, sono semplicemente le statistiche di morte per tumore. Nonostante le decine di miliardi di euro spesi per la ricerca e le centinaia di miliardi per i trattamenti, i dati degli istituti di statistica dì tutti gli stati occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950 alla fine del secolo sono continuamente e notevolmente aumentate.

Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel: "Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati" aveva detto Baílar, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. "Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea". Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un naturopata? un ciarlatano, come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione? Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Bailar III, insigne professore alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di epidemiologia e biostatistica. Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. I dati relativi alla situazione della lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti. La conclusione principale di Bailar, con cui IMI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990. Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie. I dati "grezzi" sono ancora più pesanti.

Esaminiamo altri dati e altre falsificazioni.
Gli oncologi vanno dicendo che le possibilità di guarire dal cancro sono molto più alte oggi, il 50 %, rispetto al 20 % del 1930. Se teniamo per buoni questi dati (ma sappiamo che sono privi di fondamento), come mai allora le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli ultimi 70 anni? Il fatto è che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il cancro veniva scoperto tardivamente e così il tempo fra la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo. Oggi invece, poiché la diagnosi avviene spesso in tempi molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto alla diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5 anni!
Cito ancora la conclusione a cui sono arrivati ricercatori del Dipartimento di genetica e di biologia molecolare dell'Università degli Studi La Sapienza di Roma attraverso ricerche sperimentali. Essi "confermano, infatti, che alcuni chemioterapici, quali la citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4 (sostanze usate comunemente e quotidianamente nei trattamenti N.d.A.), in particolari linee tumorali aumentano la resistenza alla morte cellulare (...) Questi risultati sono sorprendenti, poiché dimostrano che i suddetti chemioterapici non uccidono le cellule tumorali, come invece generalmente si ritiene, bensì, impedendo l'apoptosi (morte della cellula, N.d.A.), facilitano la crescita del tumore" .

A fronte di un'efficacia nulla della chemioterapia e degli altri trattamenti, ben testimoniata dai risultati, vi è la terribile tossicità delle sostanze usate, tanto è vero che le autorità sanitarie hanno dovuto prendere drastici provvedimenti per salvaguardare la salute dei lavoratori addetti alla manipolazione e somministrazione di questi cosiddetti farmaci (medici, infermieri e farmacisti). Poiché la lista degli effetti collaterali è molto lunga, mi limito a darvi alcune delle caratteristiche tossicologiche in generale e di un paio di sostanze specifiche, prendendole da una pubblicazione dell'Istituto Superiore della Sanità.

Chemio in generale.
Tra una ventina di effetti collaterali, troviamo: sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a cuore, fegato, reni, sistema nervoso e produzione di tumori secondari (!!!). "Infatti, non solo essi sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l'insorgenza di neoplasie". Lo sanno anche loro che questa è una pratica assassina; di questo non avevo dubbi.

Antraciclinici: "Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni” .

Procarbazina: "E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazioni nei figli, N.d.A.) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante'

Qual è la castroneria che sta alla base di questa orribile situazione? Nonostante nel corso dei decenni ci siano sempre stati molti pareri contrari, tutta l'oncologia oggi si basa su un'ipotesi (badate bene ' solo un'ipotesi), che non è mai stata dimostrata. Secondo questa tesi, il cancro si origina da una cellula che, per un danno genetico, comincia a proliferare all'impazzata. Senza a stare ad esaminare quanto sia attendibile da un punto di vista scientifico questa teoria, limitiamoci a riflettere sui risultati ottenuti su questa base negli ultimi 60 anni: zero. Nonostante il totale fallimento di questa teoria, nessuna voce contraria ha alcuna possibilità di essere ascoltata. Perfino la medicina non convenzionale ne è stata contagiata e, nonostante i suoi risultati sicuramente migliori, non ha trovato il bandolo della matassa.

Postato da: Tex62 a giugno 29, 2009 16:12 | link | commenti

POSSIAMO DIRE NO!!!

Esiste un pericoloso filo conduttore che lega tutti gli accadimenti di cronaca nera che hanno come protagonisti giovani “impazziti” che fanno stragi. Questo filo dal colore rosso parte dalla “psichiatrizzazione”, cioè dall’uso di droghe psicotrope (psicofarmaci) per un qualche disturbo tipo depressione, iperattività, disattenzione, ecc., passa per l’abuso di violenza fisica (abusi sessuali) o violenza virtuale (videogiochi sparatutto e/o sanguinolenti) e si conclude spesso e volentieri con la strage e il suicidio rituale.
In tutti i casi di cronaca, quando la scure della censura mediatica non si abbatte, è possibile riscontrare questo collegamento.

Postato da: Tex62 a giugno 29, 2009 16:08 | link | commenti

Vogliono continuare a negare l'evidenza dei fatti...

“Scotland on Sunday” riporta che il giovane killer tedesco era sotto l’influenza di farmaci psichiatrici
Aumentano le prove che la sparatoria sia stata indotta da psicofarmaci come evidenziato in un documentario di 10 minuti
La sparatoria nella scuola di Winnendon, Germania, che ha causato 17 morti incluso il killer, sembra essere l’ultimo episodio in una catena di sparatorie nelle scuole indotte3 da farmaci psichiatrici come evidenziato in un nuovo documentario intitolato Psichiatria: ricette di violenza – creato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Internazionale (CCHR), un organo di vigilanza nel campo della salute mentale.  Un articolo del 15 marzo sul quotidiano “Scotland on Sunday”, ha rivelato che il killer, Tim Kretschmer, “soffriva di depressione, e frequentava una clinica in cui riceveva dei medicinali per la sua condizione.”

Dopo 54 morti e 105 feriti recentemente da killer nelle scuole sotto l’influenza di farmaci psichiatrici, che come documentato causano comportamenti suicidi, mania, psicosi, allucinazioni, ostilità e “intenti omicidi”, il CCHR sta invitando le forze di polizia e la stampa tedesca ad investigare fino in fondo la storia psichiatrica del killer delle scuole. Il novembre scorso, Pekka-Eric Auvinen si è unito all’elenco crescente di killer delle scuole sotto l’influenza di farmaci psichiatrici, che come documentato dalla Food & Drug Administration causano comportamenti suicidi e pensieri omicidi. In altri casi, le cartelle cliniche della persona che aveva commesso le stragi non sono mai stati resi pubblici e l’uso di farmaci psichiatrici da parte di queste persone non è ancora stato accertato.  Le stragi nelle scuole commesse da individui sotto l’influenza di farmaci psichiatrici includono:

DeKalb, Illinois – 14 febbraio 2008: il 27enne Steven Kazmierczak ha sparato e ucciso cinque persone e ne ha ferite altre 16 prima di uccidersi in un auditorio della Northern Illinois University. Secondo la sua ragazza, recentemente stava prendendo Prozac, Xanax e Ambien. I rapporti tossicologici hanno mostrato che aveva ancora delle tracce di Xanax nel suo sistema.

Omaha, Nebraska – 5 dicembre 2007: il 19enne Robert Hawkins ha ucciso otto persone e ne ha ferite cinque prima di commettere suicidio in un centro commerciale di Omaha. L’amico di Hawkins ha detto alla CNN che il killer prendeva antidepressivi e i risultati dell’autopsia hanno confermato che era sotto l’influenza del farmaco “ansiolitico” Valium.

Jokela, Finlandia – 7 novembre 2007: il 18enne Pekka-Eric Auvinen stava prendendo antidepressivi prima di uccidere otto persone e ferirne una dozzina presso la scuola superiore di Jokela nella Finlandia meridionale. Quindi si è suicidato.

Cleveland, Ohio – 10 ottobre 2007: la 14enne Asa Coon ha scorazzato per la scuola con una pistola sparando e ferendo quattro persone prima di togliersi la vita. I documenti del tribunale mostrano che a Coon era stato prescritto l’antidepressivo Trazadone.

Blacksburg, Virginia – 16 aprile 2007: la storia di farmaci psichiatrici di Seung-Hui Cho del massacro del Virginia Tech non è mai stata resa pubblica. I rapporti iniziali affermavano che erano stati trovati dei “medicinali per la depressione” nei suoi effetti personali. Ma le sue analisi tossicologiche e la sua storia medica recente non sono mai state rese pubbliche per sapere se Cho era in astinenza da farmaci psichiatrici. (33 persone sono rimaste uccise e 29 ferite, ma queste cifre non sono state incluse nei totali delle persone ferite e uccise menzionati sopra.)

Red Lake Indian Reservation, Minnesota – 21 marzo 2005: il 16enne, nativo americano Jeff Weise era sotto l’influenza dell’antidepressivo Prozac quando ha ucciso nove persone e ne ha ferite cinque prima di suicidarsi.  

Greenbush, New York – Febbraio 2004: il 16enne Jon Romano è entrato nella sua scuola di East Greenbush e ha aperto il fuoco con una pistola. Il maestro Michael Bennett è rimasto ferito ad una gamba. Romano stava prendendo “medicinali per la depressione”.

El Cajon, California – 22 marzo 2001: Il 18enne Jason Hoffman era sotto l’effetto di due antidepressivi, Effexor e Celexa, quando ha aperto il fuoco nella sua scuola superiore della California ferendo cinque ragazzi.  Hoffman faceva anche parte di un programma di “gestione della rabbia”.

Williamsport, Pennsylvania – 7 marzo 2000: La 14enne Elizabeth Bush era sotto l’effetto dell’antidepressivo Prozac quando a sparato ai suoi compagni a Williamsport, Pennsylvania, ferendone uno.  

Conyers, Georgia – 20 maggio 1999: Il 15enne T.J. Solomon era stato trattato con una combinazione di antidepressivi quando ha aperto il fuoco e ferito 6 dei suoi compagni di classe.   

Columbine, Colorado – 20 aprile 1999:        Il 18enne Eric Harris era in cura con l’antidepressivo Luvox quando lui e il suo partner Dylan Klebold hanno ucciso 12 compagni di classe e un’insegnante e ne hanno feriti altri 23 prima di suicidarsi in uno dei più sanguinosi massacri scolastici.    Il medico legale ha confermato nei rapporti tossicologici che gli antidepressivi erano nel suo sistema. L’autopsia di Dylan Klebold non è mai stata resa pubblica.  Harris e Klebold frequentavano dei corsi di “gestione della rabbia” e di “educazione alla morte”.

Notus, Idaho – 16 aprile 1999: il 15enne Shawn Cooper ha sparato ben due caricatori ma per fortuna ha mancato gli studenti; stava prendendo un mix di antidepressivi.

Springfield, Oregon – 21 maggio 1998: il 15enne Kip Kinkel ha assassinato i suoi genitori e quindi è andato a scuola ed ha aperto il fuoco sugli studenti della caffetteria, ammazzandone due e ferendone 22. Kinkel stava prendendo Prozac.  Kinkel frequentava anche dei corsi di “gestione della rabbia”.

Tratto da: cchrstl.org/wordpress/

Postato da: Tex62 a giugno 29, 2009 16:05 | link | commenti