Questo blog tratta argomenti relativi alle discipline naturali come l'omeopatia, la fitoterapia, la gemmoterapia, l'iridologia la riflessologia plantare e la fisiognomica. Risposta a domande curiosità e orientamenti nelle discipline complementari.

Nome: Fabrizio Minisini
Sono uno studioso e ricercatore in iridologia e tecniche olistiche dal 1984. Ho il mio studio professionale a Bolzano, la mia città.
Omeopata unicista fitoterapeuta, Doctor of Natural Therapy (Miami International University - Florida USA) lavoro nel settore come libero professionista e studio i fenomeni naturali che si manifestano contemporaneamente nell'iride e nella sclera.
NON sono medico, ma Naturopata-Heilpraktiker iridologo iscritto alla ASSIRI, Associazione Iridologica Italiana sin dal 1997. Docente delle discipline presso la stessa ASSIRI e scuole di naturopatia sul territorio nazionale.
Nella mia professione quotidiana applico oltre all'iridologia anche altre discipline come l'orthobionomy, la kinesiologia applicata o Touch for Health, il Reiki, lo studio della fisiognomica del corpo umano, la cristalloterapia, la cromoterapia. In quanto naturopata-non medico, non svolgo nel mio studio attività di competenza medica e non faccio diagnosi in senso clinico, ma naturopatico.
Mi occupo di ricerca in omeo-fito-gemmoterapia,in particolare della ricerca del "simillimum" o rimedio costituzionale omeopatico dall'iride.
Ho sviluppato una tecnica relativa alla riflessologia plantare e alla fisiognomica del piede che utilizza anche gli insegnamenti delle tecniche utilizzate dalle tribù degli Indiani d'America, con cui ho condiviso diverse esperienze dirette.
Sono autore delle opere "Compendio di Iridologia Omeopatica: il rimedio dall'iride" e "Lezioni di iridologia Costituzionale" in CD-ROM e insieme alla Dr. Serena Pizzini del libro "IL RIMEDIO DALL'IRIDE: analisi iridologica e trattamento naturale dei disturbi nervosi" MIR Edizioni.
Ho giocato a calcio per tanti anni, amo il Milan, la musica west coast, Neil Young, Bruce Springsteen, Elvis Presley, i Dire Straits, gli Eagles, Eric Clapton, CSN&Y, gli u2, e tutta la bella musica, l'arte e le cose di buon gusto, la storia dell'uomo e del pianeta su cui vivo, la medicina naturale, i pellerossa americani, in particolare i Sioux e gli Apaches, di cui sono profondo conoscitore e con i quali ho condiviso esperienze di vita uniche, la natura, gli animali, in particolare i cavalli, la fotografia e la montagna, dove vivo, che è la mia vita, amo le escursioni in quota dove non incontri mai due volte la stessa persona, o possono passare diversi giorni prima di incontrare anima viva, nel silenzio, amo vivere la natura e respirarla; odio l'ipocrisia, il falso perbenismo, la mediocrità e i doppiogiochisti amo la lealtà e la sincerità,il coraggio, la tenacia, essere chiaro e diretto, la coerenza e le persone intelligenti.
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Evitare gli sforzi fisici intensi, i bagni freddi, quelli caldi, e di vapore. Curare l’igiene mentale, visto che spesso il soggetto è emotivo, instabile, irritabile, ansioso scrupoloso e preoccupato, al punto da crearsi attorno un clima saturo di aggressività e di ostilità o diffidenza. Evitare i pasti abbondanti, più spuntini sono meglio tollerati di un pasto consistente, bere poco durante i pasti abolendo i cibi ricchi di colesterolo, i lipidi, ridurre il sale, e salare gli alimenti durante la cottura e non dopo. Consumo normale di glucidi (legumi, frutta, farinacei, pane senza sale) e moderato di protidi (carne bianca o pesce d’acqua dolce). Consumare succhi di frutta secondo stagione, nel periodo stagionale adatto spremute di ribes. Crescione e aglio sono ottimi aiuti nella alimentazione. Scegliere cibi ricchi di vitamina A, B1, B2, B3, C, E, I e di oligoelementi come Manganese, Rame, Oro, Cobalto, Argento, Iodio.
Rimedi omeopatici che si possono consigliare previa attenta anamnesi del soggetto sono la Spigelia D4 – D6; Lachesis Mutus D6 – D30; Aurum Metallicum D30; Rene 7CH; soprattutto trattandosi di ipertensione essenziale progressiva, mentre in caso di ipertensione stabilizzata o di infiltrazione della tunica arteriosa (arteriosclerosi) si può ricorrere a Baryta Carbonica D6 e Plumbum Metallicum o Aceticum D12. In caso di edemi cardiaci o renali con ipertensione ricordiamo anche Apocynum, la canapa americana di cui si usa la radice fresca (Apocynum Cannabinum, principi attivi l’apocannoside, la cinocannoside, l’harmalol, e il triterpene) Apocynum agisce come una importante strofantina orale, ha un forte effetto diuretico e si utilizza in diluizione D2 o D3. Crataegus Oxyacantha T.M. (Biancospino), Aurum Jodatum e Barium Jodatum D4, con i quali è necessario un trattamento di almeno tre o quattro mesi. Solidago Virgaurea T.M. può essere utilizzato come diuretico. Non dimentichiamo la Rauwolfia Serpentina o Bistorta Indiana di cui si usa la radice essiccata e troviamo in diluizione omeopatica alla D2. Spartium Scoparium T.M. famiglia delle Leguminosae, cresce in Europa e viene detta anche Ginestra dei Carbonai, contiene numerosi flavoni, come le cumarine (aesculetina, tiramina e idrossitiramina, acido tereftalico) scoparoside, ginestina vitessina e iperoside. Agisce come importante diuretico. Iridologicamente troviamo nel soggetto che può trovare giovamento da Secale Cornutum pupille molto dilatate, e importanti differenze di calibro dei vasi sclerali, che troviamo addensati intorno all’intera circonferenza dell’iride. Secale si consiglia in diluizione omeopatica alla D3, in quanto velenosissima, per la sua azione vasocostrittrice, uterotonica, emostatica essendo gli sclerozi ( organi di riproduzione agamica tipico di numerosi funghi, costituiti da un ammasso di filamenti miceliari) ricchi di ergotina ed alcaloidi (ergotamina). Secale Cereale M.G.1DH ha dimostrato di avere importanti proprietà antiarteriosclerotiche ed ipotensive, energetiche e fluidificanti del sangue per le quali dovrebbe occupare un posto di maggiore rilievo anche nell’alimentazione quotidiana nel suo uso comune alimentare, come il pane di segale. Viscum Album, o vischio, della famiglia delle Loranthaceae comune in Europa Giappone e Nordamerica, di cui viene utilizzata la pianta fresca raccolta in autunno senza parti legnose, contiene diverse viscotossine, amine piogene, istamina, triterpene, flavoni. Da sempre usato per la cura delle varie forme di ipertensione arteriosa sclerotica ed essenziale lo consigliamo in diluizione omeopatica da D2 a D6.Oppure in Macerato Glicerico 1 DH. Tra i macerati ricordiamo Olea Europea (olivo); Prunus Amygdalus (mandorlo) le cui gemme agiscono sui vasi arteriosi con modalità antisclerosi vascolare, ipotensive e ipocolesterolemizzanti, nel metabolismo protidico aumenta di poco le albumine e le gammaglobuline mentre abbassa le alfa-due e le beta globulina, nel metabolismo lipidico riduce le beta-lipoproteine abbassa il colesterolo e riduce i trigliceridi, nella coagulazione induce una azione antitrombotica nei casi di iperprotrombobinemia a tendenza trombofilica elevata. Sulla crasi ematica agisce sulle piastrine. Sorbus Domestica MG 1 DH con Castanea Vesca MG 1 DH è una utile associazione nelle condizioni ipertensive con iperviscosità ematica e a rischio trombotico. Juniperus Communis M.G 1 DH è molto utile in caso di ipertensione portale, mentre per l’ipertensione venosa possiamo consigliare il gemmoderivato di Aesculus Hippocastanum in associazione con Sorbus Domestica M.G. 1 DH per lungo tempo. Berberis Vulgaris D6 – D12 – D30 , è un rimedio che trova utili applicazioni in caso di ipertensione sia portale che renale. Pilosella o Centella Asiatica T.M.; e Rubia T.M. (tintura di Garanza) sono due importanti diuretici non tossici che stimolano il parenchima renale, e vengono utilissimi quando si necessita il drenaggio.
Patologie dell’apparato genitale femminile, segni iridologici e trattamenti naturali.
Si tratta di cosa nota a tutti i terapeuti - medici e non - per diretta esperienza, che la diagnosi certa del cancro è una delle più difficili esistenti nella pratica quotidiana, talvolta persino quando si trovi nella sua fase terminale. Si deduce pertanto quanto possa essere quasi impossibile l’evidenziazione della patologia tumorale nella fase precoce o anche preclinica, cioè prima che il soggetto ne riveli le conseguenze sul piano biologico.
Il complesso globale di tutte le cause e concause accertate o presunte (traumi, radiazioni ionizzanti, sostanze chimiche, parassiti, virus, ereditarietà, ormoni, ecc.) può rendere ragione di una parte dell’universo cancro. Il resto rimane ancora sconosciuto. Nonostante le innumerevoli metodiche di indagine che la tecnica di ricerca biologica offre oggi all’uomo del terzo millennio e che spesso riescono a chiarificare quasi ogni ipotesi diagnostica, il laboratorio potrà solo confermare oppure escludere la presenza di questa patologia. Frequentemente, per quanto riguarda il cancro, i referti biologici possono rimanere perfettamente normali fino a quando la massa tumorale non sia diventata voluminosa o diffusa.
Si può fare analisi e diagnosi, addirittura precoce, di cancro tramite l’iride? Se sì, in quale percentuale? Allora la tecnica iridologica rende superflua qualsiasi altra metodica diagnostica? Queste ed altre simili giustificate domande, sorgono spontanee in coloro che, non conoscendo o non avendo approfondito seriamente lo sviluppo di queste malattie, ma rendendosi conto di quanto ancora sia difficile diagnosticare un tumore, pretendono poi il massimo infallibile risultato da questa scienza. Niente di più sbagliato. Oltre all’osservazione dei fenomeni iridologici bisogna sempre tenere in considerazione l’anamnesi e le altre indagini finalizzate alla diagnosi.
Anche quando il tumore venisse individuato ed il paziente venisse sottoposto, secondo i dettami della medicina accademica, ad asportazione chirurgica della massa tumorale e/o a terapie come chemio e radio-terapia, la situazione clinica potrebbe in seguito peggiorare.
Infatti, all’asportazione di un tessuto canceroso (la cui presenza è un sintomo) non segue la guarigione della malattia, la quale è una condizione che riguarda tutto l’organismo.
Se si tratta di scoprire o evidenziare un tumore in atto l’iridologia non serve probabilmente più di qualsiasi altro mezzo diagnostico; ma se invece pensiamo che scoprire un “terreno” pre-canceroso o canceroso sia importante, allora l’iridologia ha diversi vantaggi su tutti gli altri mezzi diagnostici, sia nei riguardi della medicina accademica che della medicina naturale.
Osservando l’iride si può valutare la capacità di difesa dell’organismo, la sua energia vitale, il suo equilibrio neuro-ormonale, il suo equilibrio acido-base, la predisposizione cancerosa, la situazione del mesenchima, l’equilibrio simpatico-parasimpatico. Il cancro, nella maggior parte dei casi è imprevedibile: soltanto l’esperienza e l’intuizione permettono di pre-vedere in un gran numero di casi.
I tumori dell’utero e della mammella sono quelli ad incidenza maggiore e con prognosi infausta più frequente. L’iridologia ci può venire in aiuto permettendoci di osservare fenomeni strutturali connessi con questi quadri patologici.
Studi e osservazioni effettuate personalmente confermano la teoria iper-estrogenica quale causa principale dei tumori dell’utero e della mammella. La correlazione è evidente in quanto il sistema endocrino è fondamentalmente deputato al mantenimento dell’omeostasi interna dell’organismo ed in stretta connessione con il sistema nervoso. Esso regolarizza la nostra esistenza: nutrizione e ricambio, difesa e adattamento, crescita e maturazione, sessualità e riproduzione. Tutto questo può compiersi in modo completo ed armonico solo in presenza di un adeguato equilibrio ormonale. La crescita tumorale è una proliferazione cellulare abnorme e sganciata da qualsiasi meccanismo di controllo irreversibile. E’ lecito quindi ipotizzare l’intervento degli ormoni nella genesi tumorale: essi sono in grado di favorire un processo tumorale. Uno squilibrio ormonale in eccesso o in difetto influenza la crescita e la moltiplicazione cellulare. Questo squilibrio ormonale può verificarsi a diversi livelli:
1) nella produzione
2) nel trasporto ematico e nella metabolizzazione a livello epato-renale
3) nella captazione degli ormoni circolanti o nell’utilizzo da parte delle cellule bersaglio.
Inoltre bisogna tenere presente che il tessuto adiposo, il fegato, la cute, la mammella, l’endometrio, la prostata, sono in grado di trasformare un ormone in un altro, e di sintetizzare ormoni. Poiché esiste una stretta interdipendenza del sistema endocrino e del sistema nervoso, ne consegue che l’alterazione di uno può ripercuotersi sull’altro. Esiste l’ipotesi – non ancora sufficientemente dimostrata - che gli estrogeni promuovano la crescita neoplastica “in vivo”, inducendo la produzione di fattori di crescita nelle cellule dell’epitelio mammario. Inoltre il ciclo mestruale è regolato dagli ormoni ovarici (estrogeni e progesterone). Gli estrogeni ovarici esercitano uno stimolo iperplastico sulle strutture ghiandolari dell’endometrio. Gli estrogeni e il progesterone sono sotto il controllo delle gonatropine ipofisarie con il concorso della prolattina, quindi la regolazione del ciclo mestruale dipende dal funzionamento armonico dell’ipofisi, delle ovaie, e della tiroide. La mammella è strettamente collegata e dipendente dall’ipofisi. Questa stretta correlazione va considerata anche nell’osservazione iridologica. Nell’osservazione di un organo dobbiamo sempre tenere presenti le sue correlazioni sia anatomiche (di continuità e di contiguità) sia fisiologiche (neuro-ormonali ed energetiche).
I tumori del corpo dell’utero si dividono in tumori benigni (fibromi, polipi e iperplasie endometriali) e tumori maligni (adenocarcinoma dell’endometrio).
Il fibroma (mioma, fibromioma, leiomioma) è una lesione tumorale benigna costituita da tessuto connettivo e muscolare liscio. Si presenta come un nodulo singolo o multiplo ben delimitato, che forma una massa arrotondata, chiusa, biancastra o rosea al taglio.
Subisce una involuzione menopausale come l’utero; il volume diminuisce, la vascolarizzazione e la componente muscolare si atrofizzano e diventa più “fibroso”, talvolta si calcifica. Si tratta di una patologia molto frequente e spesso asintomatica (più del 25% di donne francesi con più di 30 anni è portatrice di uno o più fibromi, ma meno del 25% è accompagnato da sintomi clinici).
L’eventuale presenza di sintomi (senso di “peso”, sterilità e meno-metrorragie) è in relazione alla patologia associata. Lo screening diagnostico prevede l’ecografia, quasi sempre sufficiente a tracciare il quadro del problema.
A seconda della localizzazione li possiamo distinguere in:
a) fibromi sottosierosi, talvolta enormi, talvolta peduncolati;
b) fibromi intramurali o interstiziali;
c) fibromi sottomucosi, che sporgono dalla cavità uterina.
La localizzazione del fibroma rispetto alla cavità uterina costituisce un elemento di prognosi essenziale in quanto solo i fibromi che deformano questa cavità possono provocare direttamente le emorragie uterine che rappresentano il sintomo più frequente e fastidioso.
L’insorgenza delle mutazioni e la crescita dei fibromi sembrano dipendere da fattori genetici, familiari (soprattutto per fibromi multipli) e fattori ormonali. L’iperestrogenia relativa è spesso causa dello sviluppo di fibromi ma sono probabilmente implicati anche altri elementi ormonali come il progesterone, l’ormone della crescita (GH o somatotropina) e la prolattina.
Molto spesso le manifestazioni dei fibromi sono frutto di una serie di alterazioni associate: il dolore è spesso legato ad una endometriosi o ad una adenomiosi associata o alla degenerazione in tessuto necrotico del fibroma stesso; le menometrorragie sono in relazione con una iperplasia dell’endometrio, dei polipi mucosi, persino di una displasia o un cancro dell’endometrio mentre i problemi urinari sono più spesso in relazione con una condizione infettiva (cistite). Il fibroma asintomatico viene scoperto fortuitamente, per caso, e tre volte su quattro durante un esame di controllo di routine. Le emorragie uterine sono un sintomo essenziale, si tratta per lo più di menorragie o ipermenorrea con regolare abbondanza e durata crescente. Emorragie intermestruali, che piuttosto suggeriscono una patologia endometriale associata, anemia ipocroma microcitaria. I dolori pelvici, si accentuano con la stanchezza, alla sera, stando molto in piedi, e sono attenuati dal riposo in posizione distesa . I disturbi della riproduzione, raramente sterilità (eventualmente legata alla presenza di fibromi intracavitarie o sottomucosi), possono manifestarsi come complicazioni in gravidanza (in questo caso gli aborti saranno un po’ più frequenti ma questo forse riflette principalmente l’età avanzata delle donne portatrici di fibroma). Si può determinare un aumento del volume dell’addome; non è straordinario che sia il soggetto stesso a scoprire una massa addomino-pelvica. Questo indica che un fibroma può evolvere senza nessun sintomo per molti anni.
L’astensione terapeutica è molto spesso l’atteggiamento ragionevole di fronte ad un fibroma asintomatico. La menopausa solitamente genera l’involuzione dei fibromi. Il trattamento clinico è basato sull’uso di progestinici, quello chirurgico può essere conservatore (miomectomia) o radicale (isterectomia).
Per quanto riguarda le poliposi uterine (sia endometriali che cervicali), si tratta di proliferazioni benigne che possono dare disturbi come l’emorragia. L’evoluzione degenerativa in necrosi o in malignità è piuttosto rara. La terapia classica è solitamente chirurgica.
Il tumore maligno dell’endometrio più frequente è rappresentato dall’adenocarcinoma endometrioide (75%), seguito da altri adenocarcinomi e carcinomi di vario tipo. La causa principale è stata individuata nell’esposizione a estrogeni non bilanciata da progesterone.
I fattori di rischio sono:
¾ Obesità
¾ Diabete
¾ Menopausa tardiva
¾ Familiarità
¾ Uso di Tamoxifene, terapia ormonale utilizzata comunemente nel trattamento del tumore al seno.
I sintomi principali sono la metrorragia, che compare negli stadi più precoci. Nello stadio avanzato si manifestano sintomi da interessamento degli organi contigui.
Viene suddiviso in stadiazioni in questo modo:
¾ Stadio 0 = carcinoma in situ
¾ Stadio 1 = limitato al corpo dell’utero
¾ Stadio 2 = esteso alla cervice
¾ Stadio 3 = il tumore è diffuso agli annessi, al peritoneo e ai linfonodi pelvici e para-aortici
¾ Stadio 4 = invasione della vescica e/o della mucosa intestinale, metastasi a distanza comprese le metastasi intra-addominali e/o dei linfonodi inguinali.
CARCINOMA CERVICALE
Il cancro del collo dell’utero è il secondo tumore maligno femminile, con 3.500 nuovi casi annui solo in Italia. Vi sarebbero 500.000 casi ogni anno nel mondo, di cui l’80% nei paesi in via di sviluppo: queste sono le cifre del cancro della cervice stimate nel 2002. L’età media delle displasie varia dai 20 ai 30 anni, l’età media per la presenza di cancro in situ è di 30 anni, per quello invasivo di 45 anni.
Tuttavia è una patologia evitabile. Prevenuto o individuato allo stato in situ il tasso di guarigione è del 100%. Le lesioni precancerose nascono a livello della congiunzione dei due epiteli. La zona di giunzione è la frontiera tra l’epitelio malpighiano dell’eso-cervice e l’epitelio ghiandolare muco-secretorio dell’endo-cervice. La sostituzione dell’epitelio ghiandolare con l’epitelio pavimentoso avviene tramite metaplasia a partire dalle cellule delle riserve endo-cervicali che si moltiplicano e differenziano in cellule malpighiane. In maniera anomala si sviluppa una alterazione in questo rinnovamento cellulare e compare una displasia, ovvero una anomalia istologica che raggruppa disturbi della differenziazione e della maturazione cellulare, anomalie nucleari della cellula ed una elevata attività mitotica. Questi fenomeni si possono osservare in media cinque-dieci anni prima della comparsa dei cancri invasivi.
Il reperto citologico (PAP-TEST) viene classificato secondo un criterio di severità variabile:
¾ Displasia lieve
¾ Displasia media o grave, suddivisa in gradi CIN (1,2,3. CIN 3= Ca in situ)
Gli stadi sono:
¾ Stadio 0 = in situ
¾ Stadio 1 = limitato alla cervice
¾ Stadio 2 = esteso alla vagina ma non alla pelvi
¾ Stadio 3 = esteso anche alla pelvi o al 3° inferiore della vagina
¾ Stadio 4 = esteso a organi vicini (retto, rene, vescica) con metastasi
Quali sono i fattori di rischio?
Il cancro del collo dell’utero sembra legato a diversi fattori:
¾ Contagio da papilloma virus umano (HPV, sottotipi 16 e 18). Pochissime donne infettate da HPV sviluppano un cancro cervicale, ma quasi tutte le donne con cancro cervicale rivelano la presenza concomitante dell’infezione da virus HPV. Si presume per ciò una relazione tra virus e carcinoma.
¾ Attività sessuale
Fattori sfavorevoli:
1) rapporti sessuali precoci (prima dei 16 anni): il rischio raddoppia
2) intervallo tra menarca e inizio attività sessuale inferiore ad 1 anno
3) numero elevato di partner sessuali (più di 4 prima dei 20 anni)
4) partners con elevata promiscuità sessuale
Fattori protettivi:
1) pochi partners sessuali
2) uso di profilattici
3) partners circoncisi
¾ Terapie ormonali sostitutive (estrogeniche); ancora dubbio il ruolo invece della pillola anticoncezionale, in cui la dose di estrogeni sarebbe controbilanciata da una certa quota di progestinici, che avrebbero effetto protettivo.
¾ Immunodeficienza (terapia immunosoppressiva in trapiantate, sindromi da immunodeficienza)
¾ Figlie di donne cui sia stato somministrato DES (dietilstilbestrolo) in gravidanza per prevenire l’aborto spontaneo (dal 1940 al 1970)
¾ Tabagismo
PATOGRAFIA:
- Sistema linfatico: corona di lacune
- Appiattimento pupillare ventrale, in relazione agli arti inferiori e agli organi del piccolo bacino
- Appiattimento dell’iride
- Lacuna a sigaro, a scaletta, a becco diritto, gemella nei settori della tiroide, utero, ovaie e mammella
- Linea cervelletto-utero
- Linea ipofisi-surrene
- Anelli spastici ptosici nel settore uterino
- Anelli spastici interrotti nel settore uterino
- Anelli spastici aumentati nel settore di utero e ovaie
- Segni radiali chiari e scuri nel settore di utero e ovaie
- La presenza di una trasversale indica terreno sospetto per mioma, o per carcinoma
- Difetto
- Nella congiuntiva: vaso a bretella o forchetta, vaso tangenziale, vaso perpendicolare.
PATOCROMIA:
- Eterocromia centrale
- Pigmento nella zona uterina
- Pigmenti di vari colori nei settori tiroide, utero, ovaie, mammella
- Pigmento solitario di melanina nel settore utero-ovaie e mammella: indica predisposizione al carcinoma
- Iridi con molti pigmenti: precancerosi
- Piccoli punti nel margine ciliare: mancanza di difese immunitarie.
Questi sono gli indizi, non le prove, che dovranno metterci in guardia.
ALIMENTAZIONE E INTEGRAZIONE NUTRIZIONALE
Le terapie naturali prevedono l’utilizzo di fitoestrogeni, in particolare di quelli derivati dalla soia. Queste sostanze naturali sono dotate di attività antiossidante, sono in grado cioè di eliminare i composti chimici reattivi che danneggiano il DNA e che rischiano così di innescare nel tempo la degenerazione tumorale.
Gli ormoni naturali neutralizzano l’azione mutagena dei radicali liberi, e i ricercatori si sono accorti che il fitoestrogeno inattivando un particolare enzima (la tiroxina-chinasi) neutralizza il messaggio dell’EGF bloccando la progressione del tumore. L’isoflavone genisteina inibisce la neovascolarizzazione associata alla moltiplicazione delle cellule maligne e nessun tumore, in assenza di nuovi vasi, può superare le dimensioni di un millimetro cubo.
I fitoestrogeni sono agenti che favoriscono l’autodistruzione delle cellule tumorali: il fenomeno è detto apoptosi, o suicidio cellulare. L’importanza di questo meccanismo sta nella distruzione delle cellule prima che si accumulino danni genetici così vasti da indurre una trasformazione cancerosa. Le cellule tumorali hanno perso la capacità di suicidarsi, non muoiono mai, e continuano a proliferare all’infinito. Per indurle alla apoptosi bisogna tenere presente questo: quando una cellula tumorale o normale che sia si appresta a replicarsi, deve fare una copia del proprio DNA, che però si forma solo in presenza di certi enzimi, come la topoisomerasi. Inibendo questo enzima, è possibile ostacolare la continua proliferazione delle cellule tumorali.
La soia e i vegetali contenenti isoflavoni e isoflavonoidi sono molto utili. La soia contiene poco calcio e fonti alternative sono le alici, gli agrumi, i fichi, e le verdure a foglia verde. Fonti di ormoni naturali sono le cipolle, le mele, il the. Nelle cipolle e nell’aglio troviamo un alto contenuto di Germanio, che dinamizzato omeopaticamente è uno dei rimedi principe nei trattamenti naturali dei quadri cancerosi e di terreno tumorale.
L’azione dei lignani (contenuti nei semi di lino) non è da sottovalutare. I semi di lino interi infatti modificano il ciclo mestruale, riducono la gravità delle disfunzioni ovariche e la produzione di estrogeni da parte del tessuto adiposo (ricordiamo che l’alto livello di estrogeni nel sangue risulta un grave fattore predisponente alle patologie tumorali femminili).
Il Boro è presente in molti alimenti ed è importante per aumentare il tasso estrogenico naturale e ridurre così la gravità dei sintomi della deficienza ormonale anche in menopausa. In apprezzabili quantità lo troviamo nelle mele (2 mele al giorno regolano efficacemente l’equilibrio degli estrogeni, raddoppiandone il livello ematico), pere, datteri, fichi, pesche, fragole, mandorle, asparagi, cipolle, aglio, porro, scalogno e persino nel miele.
Le dosi di isoflavonoidi di riferimento per il trattamento in postmenopausa vanno da 50 a 100 mg per controllare le vampate di calore e prevenire la secchezza vaginale. In questo dosaggio si interviene anche sul metabolismo osseo e si allontana il rischio osteoporosi.
VEGETALI RICCHI DI FITOESTROGENI:
Soia (semi e germogli) – Dulcamara (frutto) – Carota (radice) – Cumino nero (semi) – Salvia (foglia) – Patata dolce o americana (tubero) – Liquirizia (radice) – Lino (semi) – Segale (semi)- The verde, nero, rosso (foglie) – Aneto (pianta) – Ginseng americano (pianta ) – Piselli (semi) – Mirtillo (frutto) – Lampone (frutto) – Dragoncello (pianta) – Girasole (semi) – Cocco (frutto) – Arancio (frutto, policarpo) – Limone (frutto, policarpo) – Uva (frutto) – Cardamomo (semi) – Finocchio (semi) – Pomodoro (frutto) – Grano saraceno (semi) – Cavolini di Bruxelles (germogli) – Sesamo (semi) – Riso (semi) – Aglio (bulbo) – Mela (frutto) – Ciliegia (frutto) – Mora (frutto) – Cipolla (bulbo) – Avena (semi) – Caffè (semi) – Orzo (semi) – Medicago Sativa (pianta) – Trifoglio rosso (pianta) – Palma nana (pianta) – Menta piperita (foglia) – Saxifraga (radice) – Scutellaria (pianta) – Ruta (pianta) – Achillea millefolium (pianta) – Gingko biloba (pianta) – Cimicifuga o Actea racemosa (pianta).
Il pregnenolone è un ormone che viene prodotto a partire dal colesterolo, principalmente nella corticale delle ghiandole surrenali, ma anche dal cervello, dalla pelle, dai testicoli e dalle ovaie. Il pregnenolone viene prodotto nei mitocondri. La quantità di questo ormone sintetizzata dall’organismo dipende da quanto colesterolo giunge ai mitocondri. Quando l’organismo ha bisogno di pregnenolone e di altri steroidi, il colesterolo arriva ai mitocondri dove viene trasformato in pregnenolone mediante la cosiddetta rottura dei legami chimici.
Assumendo il pregnenolone in pillole, la sostanza entra nel sistema circolatorio e si diffonde nell’intero organismo. Penetra in diversi tessuti dove viene utilizzato direttamente o trasformato in DHEA (deidroepiandrosterone) che, a sua volta, può essere trasformato in androgeni, estrogeni, e altri steroidi. Esiste anche un altro percorso che può seguire la molecola pregnenolone…Può essere metabolizzata e trasformata in progesterone!
Ciò che rende il pregnenolone diverso dal DHEA è appunto la sua capacità di dare origine ad altri ormoni, come ad esempio il progesterone. Il DHEA viene spesso definito l’ormone “madre”, il pregnenolone è a sua volta la “madre” del DHEA e del progesterone ed è definito il “capostipite di tutti gli ormoni steroidei”.
Dal pregnenolone traggono origine almeno 150 ormoni steroidei diversi.
Gli ormoni prodotti dall’ipofisi regolano la quantità di pregnenolone sintetizzato. Questo ha proprietà attive indipendenti dalla sua trasformazione in altri ormoni. Una stima approssimativa fissa la produzione di pregnenolone a 14 mg giornalieri. Negli anziani questa quantità è minore e si riscontrano variazioni significative fra soggetti diversi complice l’età. Questo vale anche per la melatonina e il DHEA. Il pregnenolone è il più efficace stimolatore conosciuto che agisca sulla memoria, perché è in grado di influire sul sistema della acetilcolina. Questa sostanza chimica cerebrale è profondamente coinvolta nei processi mnemonici. Infatti sono le anormalità del sistema della acetilcolina a costituire una delle cause principali dell’insorgere del morbo di Alzheimer. Il pregnenolone usato correttamente può migliorare la qualità della vita.
Acuisce il benessere generale, in modo armonico e tranquillo, accresce la percezione visiva e acustica, riduce lo stress, migliora la memoria, fa sentire più attivi e stimolati. Le dosi consigliate sono di 3 mg al giorno assunti al mattino.
Il trattamento può essere completato con il DHEA (sempre 3 mg) e con la melatonina (0,5-1 mg) alla sera una o due ore prima di coricarsi.
RIMEDI FITO-GEMMOTERAPICI E OMEOPATICI
Fibromi, emorragie, leucorree, infezioni e disturbi del ciclo:
Alnus incana MG 1 DH – Fraxinus excelsior MG 1 DH – Rubus fructicosus e Rubus idaeus MG 1 DH – Sequoia gigantea MG 1 DH che possono essere presi anche in associazione.
Le alternative possono essere: Fraxinus americana T.M., importante rimedio del fibroma, della congestione pelvica e uterina, e della ptosi con leucorrea emorragia e idrorrea (utilizzabile anche come omeopatico alla diluizione D4)
Podophyllum e Conium, soprattutto per prolasso uterino in seguito a chirurgia o a intervento ostetrico, utero fibromatoso e retroverso, leucorrea vischiosa e abbondante.
Aletris farinosa, Aurum natronatum muriaticum per il fibroma voluminoso ed emorragico. Quest’ultimo sarà utilissimo nella donna in menopausa, ipertesa e in forte soprappeso. Leucorrea gialla, irritante, con bruciori. I fibromi sono voluminosi e duri, condilomi e papillomi vulvari.
Se anche il seno presenta noduli duri, allora si consiglia Conium.
Lapis albus o Calcarea Fluosilicica è il rimedio del fibroma di consistenza elastica, con tendenza alle emorragie e dismenorrea. Il soggetto presenta gozzo tiroideo, anch’esso di consistenza elastica, morbida.
Myristica sebifera si utilizza sia per fibromi duri che per quelli di consistenza elastica. Viene considerata il “bisturi omeopatico”.
Calcarea fluorica è invece indicata nel fibroma duro, con pesantezza pelvica, rimedio del gozzo, della mastite, delle adenopatie, delle alterazioni del tessuto osseo, e del tessuto elastico (varici, angiomi…).
Calcarea jodata, simile a Jodum per la tendenza all’ipertiroidismo e alle adenopatie, si usa più per il gozzo tiroideo che per i fibromi.
Ustilago maydis presenta mestruazioni anticipate, abbondanti, con coaguli neri e filamenti, il collo dell’utero sanguina al minimo contatto, i dolori sono maggiori all’ovaia sinistra e sotto il seno sinistro.
Trillium pendulum ha sangue rosso vivo, mestruo emorragico ogni 15 giorni, con sintomi che peggiorano con il movimento. Sabina è il rimedio della sicosi (condilomi, verruche, polipi) delle mestruazioni emorragiche prolungate, sangue rosso vivo con coaguli, dismenorrea, lombo-sacralgia dall’osso sacro al pube, leucorrea maleodorante dopo mestruo, con odore di pesce avariato.
Crocus Sativus è indicato per meno-metrorragie di sangue scuro (Secale cornutum) per il soggetto che presenta spasmofilia, simile a Thuja per quanto riguarda le ossessioni (tipo gravidanza isterica).
Lilium tigrinum e Sepia sono i rimedi per i sintomi genito-urinari, prolasso uterino, leucorrea, prolasso della vescica, cistiti e infezioni renali. Lilium è particolarmente indicato nei casi di retroversione dell’utero, leucorrea irritante ed eccitazione sessuale, tenesmo vescicale con cistalgia.
Per il terreno sicotico prenderemo in considerazione Thuja, Lachesis e Sabina, per quello tubercolinico Silicea, Sepia, Jodum, Phosphorus, Tuberculinum, per quello luetico i sali di calcio o le tre calcaree omeopatiche, cioè Calcarea carbonica, fluorica, jodata.
Polipi uterini:
Sepia, Helonias dioica, Lilium tigrinum, Murex (simile a Sepia e Lilium tigrinum: la paziente è triste e melanconica, sia prima che dopo le mestruazioni).
Sabina, Podophyllum, Fraxinus americana, Conium, Aurum natronatum metallicum e Aletris farinosa. Myristica sebifera.
Argentum metallicum in caso di utero ulcerato, prolasso uterino, ovaralgia sinistra associata spesso a laringite con catarro espettorato di colore grigio e sapore dolciastro. Leucorrea gialla irritante con odore insopportabile di pesce marcio.
Patologie mammarie:
Phytolacca e Lac caninum con galattorrea persistente, ragadi doloranti, secrezioni mammarie.
Conium, Bryonia (per mastodinia grave), Murex purpurea, Naja tripudians, Myrica cerifera e Bromum per adenofibroma sinistro, duro come un sasso. Questo rimedio dell’indurimento gangliare e ghiandolare – tiroide – è un rimedio anche dell’asma allergica, che migliora in riva al mare.
Asterias rubens, Scrofularia nodosa, Clematis recta.
Luteinum utile in caso di mastite con ragadi, alla diluizione 4 CH, da prendere dopo l’ovulazione, ad esempio dal 16° al 26° giorno del ciclo. È un complementare di Folliculinum, rimedio degli squilibri estro-progestinici, che si utilizza dalla 4 CH fino alla 9 CH oppure in diluizioni maggiori (30 CH) a giorni alterni nel periodo inter-mestruale.
Per cisti e noduli mammari si utilizzano Galium aparine T.M., Myristica sebifera, Thuja occidentalis.
Cisti ovariche:
Galium aparine T.M., Rubus fructicosus e Rubus idaeus M.G. 1 DH, Sabina, Thuja occidentalis D 200.
La cirrosi epatica, un male del nostro tempo.
Che cos’è?
La cirrosi epatica rappresenta lo stadio finale di varie malattie croniche del fegato. Il fegato progressivamente distrutto da infezioni virali, malattie metaboliche, malattie immunitarie, sviluppa tutta una serie di cicatrici che sostituiscono le cellule epatiche.
Questo nuovo tessuto che si forma non è in grado di funzionare normalmente, per cui il fegato tende a scompensarsi al punto tale da non poter svolgere il suo ruolo importante per gli equilibri dell’omeostasi dell’organismo.
Quali sono le conseguenze della cirrosi?
Le cause che generano la cirrosi sono dovute essenzialmente a due fattori:
1) La perdita progressiva delle cellule epatiche per cui il fegato non è più in grado di svolgere le funzioni che normalmente gli competono. Nella cirrosi epatica sarà dunque prodotta poca albumina, una delle cause primarie della ascite.
Saranno prodotti pochi fattori della coagulazione (di qui la tendenza emorragica del cirrotico); vi sarà una ridotta capacità del fegato di eliminare sostanze tossiche dall’organismo come la bilirubina che quando si accumula nell’organismo provoca l’ittero, l’ammonio (che è una delle cause della encefalopatia epatica ) e diversi farmaci.
2) L’alterazione della struttura dell’organo e la conseguente compressione e distorsione dei vasi che decorrono all’interno del fegato. Questa è la causa principale della ipertensione portale e della formazione di ascite, delle varici esofagee e dell’ingrossamento della milza.
Quali sono i sintomi della cirrosi epatica?
La cirrosi