Cancro: un crepuscolo degli dei
Tratto da libro: "Il tradimento della medicina" di Alberto Mondini
Come è nata questa strana pratica di somministrare terribili sostanze ai pazienti per guarirli, la chemioterapia? Essa si basa sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire. Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute. Nessuna persona sana di mente penserebbe che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.
Tutte quelle discussioni fatte in televisione di volta in volta su chemio o medicine alternative hanno un solo scopo: confondere le idee e annebbiare le menti della gente. In verità la questione è di una semplicità lapalissiana e disarmante. Vogliamo sapere se la chemio è una terapia valida o no? E’ molto facile saperlo; basta fare quello che si fa con qualsiasi altra cosa di qualsiasi genere per sapere se funziona o no: si osservano i RI-SUL-TA-TI. Su di essa esistono studi, statistiche, dati ufficiali accurati. E’ vero che gli oncologi, con la complicità dei media, creano su di essi una cortina fumogena, ma non è per niente difficile averli; poi basta leggerli. lo li ho trovati e ve li posso comunicare. Ripeto: questi non sono i miei dati, sono i dati ufficiali dell'oncologia ufficiale. Confrontateli con le centinaia di ore di chiacchiere televisive trionfalistiche di Tirelli & C.
Prima di tutto bisogna sapere cosa si intende in medicina per paziente guarito di cancro. Poiché effettive guarigioni non ne ottengono mai, definiscono guarito colui che sopravvive almeno cinque anni dal giorno della diagnosi, anche se muore cinque anni e un giorno dopo, anche se alla fine del quinto anno ha un cancro grande come una zucca che gli sta straziando il corpo. Credo che veramente poche persone conoscano questo dato. Non è che venga tenuto segreto; ma, per darvi un'idea, io per televisione in tanti anni l'ho sentito spiegare solo un paio di volte e solo di sfuggita. Ricordatevi che cambiare il significato alle parole è un mezzo importante per confondere e dominare. Questo dato pertanto è fondamentale, è una chiave per capire veramente tutti i discorsi che fanno gli oncologi quando parlano di "guarigione".
Premesso ciò, loro proclamano che: ogni 100 persone che si ammalano di cancro, 50 guariscono; in altre parole ciò significa soltanto che 50 muoiono entro 5 anni dalla diagnosi, le altre dopo.
In verità le cose stanno perfino molto, ma molto peggio di così. Se lasciamo perdere le chiacchiere televisive e le cialtronate per ottenere offerte e finanziamenti e ci riferiamo a ciò che effettivamente è scritto e provato, troviamo che la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di "tumore certo" è mediamente del 7%. Nella tabella seguente trovate i dati riferiti ad alcuni specifici tipi di tumore. Sono presi dal monumentale trattato Medicina Oncologica di Bonadonna e Robustelli (testo universitario): mille pagine per dire "non ci abbiamo capito niente".

Ma perfino questi dati sono troppo ottimistici! Un lavoro scientifico pubblicato nel 2004, prende in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della chemio nella cura del cancro. I risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono catastrofici: in media, solo il 2% dei pazienti sottoposti alla chemio risulta essere ancora vivo dopo 5 anni dall'inizio del trattamento "terapeutico".
Provate un po' ad immaginare un impresario edile che costruisce case il cui 93 o 98% crolla entro cinque anni dalla costruzione. Prima di tutto nessuno lo pagherebbe più e poi verrebbe messo in galera; a meno che qualcuno non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati, ascoltati per ore e ore in noiosissime trasmissioni televisive di medicina. I più famosi oncologi italiani riescono a farsi pagare 200-300 euro o più per una visita di 10-15 minuti!
Incomprensibile... Il fatto è che costoro fanno leva sulla paura, sul dolore e sull'ignoranza di questi dati da parte dei malati e dei loro famigliari. Come la paura e l'ignoranza vengono poi alimentate sistematicamente con ogni mezzo, potete facilmente constatarlo voi stessi.
Il Prof. Luigi Di Bella qualche anno fa avvertì che "se una persona viene dimessa dall'ospedale, si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un'altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità. La fortuna dei medici è che si muore una volta sola".
Estremamente importante in questo contesto è la vasta indagine condotta lungo 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata già nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.) sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle riviste mediche più autorevoli del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.
Un altro dato fondamentale che indica come le terapie ufficiali per i tumori siano inefficaci, sono semplicemente le statistiche di morte per tumore. Nonostante le decine di miliardi di euro spesi per la ricerca e le centinaia di miliardi per i trattamenti, i dati degli istituti di statistica dì tutti gli stati occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950 alla fine del secolo sono continuamente e notevolmente aumentate.
Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel: "Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati" aveva detto Baílar, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. "Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea". Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un naturopata? un ciarlatano, come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione? Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Bailar III, insigne professore alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di epidemiologia e biostatistica. Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. I dati relativi alla situazione della lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti. La conclusione principale di Bailar, con cui IMI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990. Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie. I dati "grezzi" sono ancora più pesanti.
Esaminiamo altri dati e altre falsificazioni.
Gli oncologi vanno dicendo che le possibilità di guarire dal cancro sono molto più alte oggi, il 50 %, rispetto al 20 % del 1930. Se teniamo per buoni questi dati (ma sappiamo che sono privi di fondamento), come mai allora le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli ultimi 70 anni? Il fatto è che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il cancro veniva scoperto tardivamente e così il tempo fra la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo. Oggi invece, poiché la diagnosi avviene spesso in tempi molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto alla diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5 anni!
Cito ancora la conclusione a cui sono arrivati ricercatori del Dipartimento di genetica e di biologia molecolare dell'Università degli Studi La Sapienza di Roma attraverso ricerche sperimentali. Essi "confermano, infatti, che alcuni chemioterapici, quali la citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4 (sostanze usate comunemente e quotidianamente nei trattamenti N.d.A.), in particolari linee tumorali aumentano la resistenza alla morte cellulare (...) Questi risultati sono sorprendenti, poiché dimostrano che i suddetti chemioterapici non uccidono le cellule tumorali, come invece generalmente si ritiene, bensì, impedendo l'apoptosi (morte della cellula, N.d.A.), facilitano la crescita del tumore" .
A fronte di un'efficacia nulla della chemioterapia e degli altri trattamenti, ben testimoniata dai risultati, vi è la terribile tossicità delle sostanze usate, tanto è vero che le autorità sanitarie hanno dovuto prendere drastici provvedimenti per salvaguardare la salute dei lavoratori addetti alla manipolazione e somministrazione di questi cosiddetti farmaci (medici, infermieri e farmacisti). Poiché la lista degli effetti collaterali è molto lunga, mi limito a darvi alcune delle caratteristiche tossicologiche in generale e di un paio di sostanze specifiche, prendendole da una pubblicazione dell'Istituto Superiore della Sanità.
Chemio in generale.
Tra una ventina di effetti collaterali, troviamo: sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a cuore, fegato, reni, sistema nervoso e produzione di tumori secondari (!!!). "Infatti, non solo essi sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l'insorgenza di neoplasie". Lo sanno anche loro che questa è una pratica assassina; di questo non avevo dubbi.
Antraciclinici: "Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni” .
Procarbazina: "E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazioni nei figli, N.d.A.) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante'
Qual è la castroneria che sta alla base di questa orribile situazione? Nonostante nel corso dei decenni ci siano sempre stati molti pareri contrari, tutta l'oncologia oggi si basa su un'ipotesi (badate bene ' solo un'ipotesi), che non è mai stata dimostrata. Secondo questa tesi, il cancro si origina da una cellula che, per un danno genetico, comincia a proliferare all'impazzata. Senza a stare ad esaminare quanto sia attendibile da un punto di vista scientifico questa teoria, limitiamoci a riflettere sui risultati ottenuti su questa base negli ultimi 60 anni: zero. Nonostante il totale fallimento di questa teoria, nessuna voce contraria ha alcuna possibilità di essere ascoltata. Perfino la medicina non convenzionale ne è stata contagiata e, nonostante i suoi risultati sicuramente migliori, non ha trovato il bandolo della matassa.
Esiste un pericoloso filo conduttore che lega tutti gli accadimenti di cronaca nera che hanno come protagonisti giovani “impazziti” che fanno stragi. Questo filo dal colore rosso parte dalla “psichiatrizzazione”, cioè dall’uso di droghe psicotrope (psicofarmaci) per un qualche disturbo tipo depressione, iperattività, disattenzione, ecc., passa per l’abuso di violenza fisica (abusi sessuali) o violenza virtuale (videogiochi sparatutto e/o sanguinolenti) e si conclude spesso e volentieri con la strage e il suicidio rituale.
In tutti i casi di cronaca, quando la scure della censura mediatica non si abbatte, è possibile riscontrare questo collegamento.
Postato da: Tex62 a giugno 29, 2009 16:08 |
link | commenti
Vogliono continuare a negare l'evidenza dei fatti...
“Scotland on Sunday” riporta che il giovane killer tedesco era sotto l’influenza di farmaci psichiatrici
Aumentano le prove che la sparatoria sia stata indotta da psicofarmaci come evidenziato in un documentario di 10 minuti
La sparatoria nella scuola di Winnendon, Germania, che ha causato 17 morti incluso il killer, sembra essere l’ultimo episodio in una catena di sparatorie nelle scuole indotte3 da farmaci psichiatrici come evidenziato in un nuovo documentario intitolato Psichiatria: ricette di violenza – creato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Internazionale (CCHR), un organo di vigilanza nel campo della salute mentale. Un articolo del 15 marzo sul quotidiano “Scotland on Sunday”, ha rivelato che il killer, Tim Kretschmer, “soffriva di depressione, e frequentava una clinica in cui riceveva dei medicinali per la sua condizione.”
Dopo 54 morti e 105 feriti recentemente da killer nelle scuole sotto l’influenza di farmaci psichiatrici, che come documentato causano comportamenti suicidi, mania, psicosi, allucinazioni, ostilità e “intenti omicidi”, il CCHR sta invitando le forze di polizia e la stampa tedesca ad investigare fino in fondo la storia psichiatrica del killer delle scuole. Il novembre scorso, Pekka-Eric Auvinen si è unito all’elenco crescente di killer delle scuole sotto l’influenza di farmaci psichiatrici, che come documentato dalla Food & Drug Administration causano comportamenti suicidi e pensieri omicidi. In altri casi, le cartelle cliniche della persona che aveva commesso le stragi non sono mai stati resi pubblici e l’uso di farmaci psichiatrici da parte di queste persone non è ancora stato accertato. Le stragi nelle scuole commesse da individui sotto l’influenza di farmaci psichiatrici includono:
DeKalb, Illinois – 14 febbraio 2008: il 27enne Steven Kazmierczak ha sparato e ucciso cinque persone e ne ha ferite altre 16 prima di uccidersi in un auditorio della Northern Illinois University. Secondo la sua ragazza, recentemente stava prendendo Prozac, Xanax e Ambien. I rapporti tossicologici hanno mostrato che aveva ancora delle tracce di Xanax nel suo sistema.
Omaha, Nebraska – 5 dicembre 2007: il 19enne Robert Hawkins ha ucciso otto persone e ne ha ferite cinque prima di commettere suicidio in un centro commerciale di Omaha. L’amico di Hawkins ha detto alla CNN che il killer prendeva antidepressivi e i risultati dell’autopsia hanno confermato che era sotto l’influenza del farmaco “ansiolitico” Valium.
Jokela, Finlandia – 7 novembre 2007: il 18enne Pekka-Eric Auvinen stava prendendo antidepressivi prima di uccidere otto persone e ferirne una dozzina presso la scuola superiore di Jokela nella Finlandia meridionale. Quindi si è suicidato.
Cleveland, Ohio – 10 ottobre 2007: la 14enne Asa Coon ha scorazzato per la scuola con una pistola sparando e ferendo quattro persone prima di togliersi la vita. I documenti del tribunale mostrano che a Coon era stato prescritto l’antidepressivo Trazadone.
Blacksburg, Virginia – 16 aprile 2007: la storia di farmaci psichiatrici di Seung-Hui Cho del massacro del Virginia Tech non è mai stata resa pubblica. I rapporti iniziali affermavano che erano stati trovati dei “medicinali per la depressione” nei suoi effetti personali. Ma le sue analisi tossicologiche e la sua storia medica recente non sono mai state rese pubbliche per sapere se Cho era in astinenza da farmaci psichiatrici. (33 persone sono rimaste uccise e 29 ferite, ma queste cifre non sono state incluse nei totali delle persone ferite e uccise menzionati sopra.)
Red Lake Indian Reservation, Minnesota – 21 marzo 2005: il 16enne, nativo americano Jeff Weise era sotto l’influenza dell’antidepressivo Prozac quando ha ucciso nove persone e ne ha ferite cinque prima di suicidarsi.
Greenbush, New York – Febbraio 2004: il 16enne Jon Romano è entrato nella sua scuola di East Greenbush e ha aperto il fuoco con una pistola. Il maestro Michael Bennett è rimasto ferito ad una gamba. Romano stava prendendo “medicinali per la depressione”.
El Cajon, California – 22 marzo 2001: Il 18enne Jason Hoffman era sotto l’effetto di due antidepressivi, Effexor e Celexa, quando ha aperto il fuoco nella sua scuola superiore della California ferendo cinque ragazzi. Hoffman faceva anche parte di un programma di “gestione della rabbia”.
Williamsport, Pennsylvania – 7 marzo 2000: La 14enne Elizabeth Bush era sotto l’effetto dell’antidepressivo Prozac quando a sparato ai suoi compagni a Williamsport, Pennsylvania, ferendone uno.
Conyers, Georgia – 20 maggio 1999: Il 15enne T.J. Solomon era stato trattato con una combinazione di antidepressivi quando ha aperto il fuoco e ferito 6 dei suoi compagni di classe.
Columbine, Colorado – 20 aprile 1999: Il 18enne Eric Harris era in cura con l’antidepressivo Luvox quando lui e il suo partner Dylan Klebold hanno ucciso 12 compagni di classe e un’insegnante e ne hanno feriti altri 23 prima di suicidarsi in uno dei più sanguinosi massacri scolastici. Il medico legale ha confermato nei rapporti tossicologici che gli antidepressivi erano nel suo sistema. L’autopsia di Dylan Klebold non è mai stata resa pubblica. Harris e Klebold frequentavano dei corsi di “gestione della rabbia” e di “educazione alla morte”.
Notus, Idaho – 16 aprile 1999: il 15enne Shawn Cooper ha sparato ben due caricatori ma per fortuna ha mancato gli studenti; stava prendendo un mix di antidepressivi.
Springfield, Oregon – 21 maggio 1998: il 15enne Kip Kinkel ha assassinato i suoi genitori e quindi è andato a scuola ed ha aperto il fuoco sugli studenti della caffetteria, ammazzandone due e ferendone 22. Kinkel stava prendendo Prozac. Kinkel frequentava anche dei corsi di “gestione della rabbia”.
Tratto da: cchrstl.org/wordpress/
Postato da: Tex62 a giugno 29, 2009 16:05 |
link | commenti
Due bimbi italiani su Atomoxetina progettano il suicidio: l'AIFA tace
In Italia, due bimbi in terapia per ADHD cui veniva somministrata atomoxetina (Strattera ®) hanno manifestato idee suicidarie. Nonostante l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema psicofarmaci e bambini, l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ritenuto di informare tempestivamente la cittadinanza. Luca Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Incomprensibile silenzio, l’agenzia avrebbe dovuto emettere sollecitamente un comunicato, ma nessuno è stato informato di questi gravi fatti, d’interesse soprattutto per le famiglie con figli in cura con queste molecole”. Lo Strattera® nuovamente sul banco degli imputati: in Inghilterra nel periodo di monitoraggio 130 tentativi di suicidio.
Roma – A pagina sette dell’ultimo numero del “Bollettino di farmacovigilanza AIFA” l’Agenzia Italiana del Farmaco informa circa le idee suicidarie di due bambini, una bimba piemontese di 9 anni, ed un bimbo sardo di 10 anni. Entrambi i minori erano in trattamento nel 2008 con atomoxetina (nome commerciale “Strattera”®, psicofarmaco prodotto dalla multinazionale farmaceutica Eli Lilly), la bimba da sette mesi ed il bimbo da dieci mesi. Il bambino è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di “agitazione psicomotoria ed ideazione suicidaria”, e successivamente dimesso dopo una terapia specifica, mentre per quanto riguarda la bambina non vi sono attualmente notizie circa l’esito finale della vicenda.
“E’ sconcertante – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di ‘Giù le Mani dai Bambini’, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – che l’agenzia del farmaco non abbia emesso un comunicato nell’immediatezza del fatto, al fine di informare la cittadinanza, ma renda noto ciò che accaduto solo mesi e mesi dopo: lo Strattera è – purtroppo – lo psicofarmaco più utilizzato in Italia per sedare i bambini troppo agitati e distratti, nonostante siano noti i gravi profili di rischio di questa molecola. Ritengo che l’AIFA avrebbe dovuto, nel rispetto della privacy delle due famiglie coinvolte, permettere agli altri genitori di maturare scelte equilibrate al riguardo, conoscendo pro e contro di questi trattamenti”.
In un documento dell’agenzia di controllo sanitario inglese (British Medicines and Healthcare Regulatory Agency) reso noto su richiesta del giornalista investigativo svedese Janne Larsson, si riportavano già a fine 2005 ben 130 rapporti su tentativi di suicidio da parte di pazienti trattati con Strattera®, oltre a 760 rapporti per problemi cardiaci, 172 rapporti per danni al sistema epatico e circa 20 rapporti per suicidi effettivi. Il colosso farmaceutico Eli Lilly in origine cercò senza successo di far approvare Strattera® dalla Food & Drug Administration USA come antidepressivo, per poi riciclarlo come trattamento per l’Adhd, la Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione, con significativi profitti finanziari (circa 665 milioni di dollari di giro d'affari annuo).
Da allora, si sono succeduti diversi avvisi urgenti della FDA relativi alla potenziale induzione al suicidio dell’atomoxetina, qualora somministrata ad organismi in via di sviluppo, ma la molecola non è mai stata rimossa dal mercato. L’AIFA, nel rapporto sui due bambini italiani che hanno maturato progetti suicidari, dichiara anche che “l’insorgenza di ideazione suicidaria sembra essere significativamente più frequente nei bambini in terapia con atomoxetina”. “E’ incomprensibile il motivo per cui – ha concluso Poma – nonostante le ormai conclamate evidenze di pericolosità di questo psicofarmaco, riconosciute anche dall’AIFA, l’organismo di controllo non intervenga chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco un’immediata revisione dell’autorizzazione al commercio di questa molecola, come già sollecitato anche in più occasioni da esponenti del nostro Parlamento”.
Postato da: Tex62 a giugno 29, 2009 16:02 |
link | commenti
Il pollo ha il raffreddore, lo zibetto la polmonite e il suino la febbre!
Storia dell'ennesima pandemia
Marcello Pamio - 27 aprile 2009
Eccoci qua a distanza di qualche anno a commentare l’ennesima pandemia.
Dodici anni sono passati da quel lontano 1997, anno dell’aviaria (H5N1, il virus non dei polli ma dei “pollastri”), passando per il 2001 con l’antrace e il 2002 con la “terribile” S.A.R.S. (sindrome respiratoria acuta, una specie di polmonite derivata, si dice, dallo zibetto), fino ad arrivare ai nostri giorni con la “febbre dei maiali”.
Il virus è ignoto e “la situazione è seria e va seguita con grande attenzione” ha dichiarato da Ginevra il Direttore dell’O.M.S. (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), Margaret Chan.
Si tratterebbe, secondo gli esperti, di un cocktail sconosciuto, un virus oriundo, denominato H1N1 mai rilevato prima sia negli animali che negli esseri umani, contenente i tratti genetici di quattro virus: l’influenza suina e aviaria del Nord America, influenza umana e suina Eurasiatica. Un supervirus “che si è realizzato nel corso di una serie di passaggi e di trasformazioni genetiche…sicuramente nuovo e largamente sconosciuto al sistema immunitario umano”, ha detto l’epidemiologo Pietro Crovari dell’Istituto di Medicina preventiva dell’Università di Genova.
Sarebbe interessante sapere se le “trasformazioni genetiche” citate dal prof. Crovari, sono “normali” trasformazioni che avvengono in Natura, oppure se necessitano il supporto di qualche laboratorio militare…
A rincarare la dose e ovviamente aumentare la paura generale ci ha pensato la direttrice del C.D.C. (il più importante Centro di controllo delle malattie con sede ad Atlanta), Anne Schuchat, dicendo che la situazione è talmente pericolosa che non è possibile “contenere il contagio”.
Ufficialmente non sanno nulla del virus H1N1, non esistono dati epidemiologici certi, eppure sanno già per certo che non riescono a contenere il contagio!
Contagio che ha fatto ad oggi circa 152 vittime e che sembra essere partito dal Messico, dove si è registrato il primo caso lunedì 13 aprile. Venti segnalazioni in Usa e casi sospetti in Francia, Spagna (uno confermato), Scozia (due casi confermati) e Canada.
Che fine hanno fatto le altre pandemie?
Molti analisti indipendenti si aspettavano qualcosa di simile oggi.
Dopo l’aviaria, l’antrace e la S.A.R.S., era solo questione di tempo.
Molti avranno rimosso dalla memoria i titoli dei giornali e i servizi televisivi sulle altre pandemie. Qualcuno per fortuna no.
Nel 1997 l’influenza dei polli, detta aviaria, partita da Hong Kong, doveva sterminare milioni di persone nel mondo e invece non fece nulla.
Le immagini però che circolavano in tutti i media, rappresentavano un mondo in panico totale, dove le persone giravano con la mascherina bianca alla ricerca di un vaccino e/o antibiotico.
Nel 2001 le spore del carbonchio sono state fatte uscire direttamente dal laboratorio militare di Fort Detrick nel Maryland e inviate mediante posta ai rappresentati democratici. Il tutto per far passare delle leggi che violano i diritti sacrosanti dei cittadini e che non sarebbero passate altrimenti, come le Patriot Act I e II.
Nel 2002 è stata la volta della S.A.R.S. che doveva proseguire l’opera devastatrice dell’aviaria.
Dati alla mano, su 8.100 casi ci sono stati 774 morti, il che indica una mortalità molto bassa, inferiore all'influenza ordinaria. Ricordiamo che l'influenza classica colpisce da 3 a 5 milioni di persone nel mondo ogni anno e provoca circa 500.000 morti, ed è per questo la terza causa di morte per malattie infettive dopo Aids e Tbc.
Anche in questo caso, le immagini mediatiche mostravano mascherine bianche o blu…
Ufficialmente questa “epidemia” si è spenta dopo un anno, nel luglio del 2003, ma è più corretto dire che in luglio si sono spostati gli interessi dei media spostando i riflettori nella guerra in Iraq.
E oggi, aprile 2009 è per caso arrivata la nuova pandemia?
Dagli articoli e dai servizi dei media, sembra proprio di sì
Le maschere cinematografiche
Si continuano a vedere foto a colori di persone che girano per le strade con tanto di mascherina bianca, come se una simile e ridicola protezione servisse a bloccare il contagio di un virus.
E’ bene sapere che le uniche maschere che bloccano effettivamente l’eventuale contagio per via respiratoria di un virus sono le maschere N.B.C. (nucleare-biologico-chimico), quelle che si vedono nei film usate da militari o da scienziati nei laboratori.
Tutte le altre sono maschere cinematografiche utili a far crescere e aumentare paura e tensione nella popolazione!
Vera propaganda che nessuno ha il coraggio di denunciare.
“Tranquilli: abbiamo il vaccino”
“Il Ministero della salute italiano rassicura tutti: l’Italia è in regola con i piani dell’U.E. e nei suoi magazzini sono attualmente stoccati 40 milioni di dosi di antivirali utili ad affrontare una eventuale pandemia di H1N1”.
Per essere più precisi, nei nostri magazzini sono disponibili 10 milioni di dosi di Zanamivir (Relenza della britannica GlaxoSmithKline), 60 mila dosi di Oseltamivir (Tamiflu della svizzera Roche, ma scoperto dalla Gilead sciences diretta dal 1988 dall'ex Segretario di Stato americano Donald Rumsfeld. Nel 1996 la Gilead vende i diritti della molecola alla Roche in cambio del 10% sul venduto), e altre 30 milioni di dosi sempre di Tamiflu, sotto forma di polvere che potrebbero essere incapsulate dall’Istituto Militare di Firenze, oppure in estrema urgenza, rilasciate per essere prese in soluzione liquida. Quali sono questi piani europei e soprattutto come mai i nostri magazzini militari sono pieni zeppi di antivirali?
Forse qualcuno era a conoscenza che prima a poi sarebbe arrivata la pandemia e sarebbero tornate utili?
Domande prive di risposta.
Un po’ di gossip
Il presidente statunitense Barack Obama il 16 aprile scorso è andato in visita a Città del Messico ed è stato accolto dal famoso archeologo Felipe Solis, al quale ha stretto la mano.
Fin qui nulla di strano.
La cosa allarmante è avvenuta il giorno seguente: Felipe, accusando sintomi simili a quelli del virus H1N1, è morto!
Non sappiamo se è stato il virus dei maiali ad uccidere il famoso archeologo messicano o l’emozione di stringere la mano al presidente afroamericano…
Dalla “spagnola” alla “messicana”
L’esercito statunitense il 18 marzo 2009 ha pubblicamente dichiarato di aver estratto il genoma dell’influenza “spagnola” da una vittima, un uomo morto nel 1918 e rimasto congelato in Alaska. Forse non tutti sanno che il virus dell’influenza chiamato “spagnola” (guarda caso H1N1) agli inizi del secolo scorso ha causato una vera e propria pandemia, provocando 40 milioni di morti in giro per il mondo (fonte OMS).
Secondo la testimonianza di un sopravvissuto si poteva morire in un giorno, ma la cosa più interessante che ha detto è che tale pandemia “colpì solo le persone vaccinate; quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono”. Per quale motivo - se non quello batteriologico – oggi gli scienziati del Pentagono, sono così interessati al Dna di un virus così mortale?
Studiarlo per tenerlo dentro in laboratorio superprotetto, come il colabrodo Fort Detrick, oppure usarlo come arma batteriologica?
Dove collocare il "nuovissimo" virus messicano visto che si tratta, come nel caso della Spagnola, di un virus H1N1?
Ennesima bufala mediatica per vendere milioni di dosi e far vaccinare milioni di persone ignare? Far passare leggi ad hoc che violano i diritti civili, come in America? Si tratta di un test sulla popolazione?
O tutto questo assieme?
Esercitazione in Texas
Il sempre vigile e attento giornalista Maurizio Blondet segnala in un suo articolo (www.effedieffe.com) che a Seguin, una cittadina del Texas vicino a San Antonio e quasi confinante con il Messico, il quotidiano locale, "Seguin Gazette-Enterprise", del 19 aprile 2009 ha dato la notizia di una esercitazione (che avverrà il 2 maggio prossimo) che simulava una vaccinazione di massa!
Tale esercitazione era la risposta ad una "eventuale" pandemia infettiva. Strana coincidenza, vero?
Come strane sono quelle 500.000 bare di plastica pronte per l'uso (quale non si sa), che la F.E.M.A. (Federal Emergency Management Agency) conserva nei suoi depositi (vedi video, http://dailymotion.virgilio.it/video/x6ggje_500000-cercueils-prt-lemploi-aux-us_news o cerca su YouTube).
Gli americani conoscono molto bene le esercitazioni, per esempio l'11 settembre 2001 ne erano in corso diverse, e guarda caso proprio per "attacchi aerei"...
Qualcosa da sapere sui virus
A prescindere dalle risposte precedenti vediamo cosa potrebbero essere i virus.
Nonostante quello che ci vengono a raccontare, i virus non sono microrganismi perfidi e terribili, ma delle semplici “proteine a DNA”.
In pratica i virus sono dei pezzi di DNA avvolti da una capsula proteica.
Quindi non ”esseri” superintelligenti e subdoli pronti ad uccidere milioni di persone e/o animali, ma delle sostanze aggregate in molecole complesse (alle volte tossiche) racchiuse in una capside di materiale proteico.
Il problema per tanto è sempre del terreno biologico, ed è in questo che va ricercata la causa fisiologica delle malattie.
La duplicazione dei virus avviene per opera delle cellule, quindi per opera del terreno!
Un terreno alterato (e tra poco capiremo in che modo) produce questi virus e non il contrario.
Secondo il biologo francese Gaston Naessen (ideatore del microscopio particolare chiamato Somatoscopio, che ingrandendo di 30 mila volte permette l’osservazione di organismi viventi piccolissimi senza ucciderli) i virus sono agenti utili alla ricostruzione delle zone ammalate dei tessuti, come spiegato anche dal dottor G.R. Hamer nelle cinque leggi biologiche della “Nuova Medicina Germanica”.
Anche il virologo Stefan Lanka (il primo ad isolare un virus marino) è della stessa opinione.
In tutte le sue osservazioni scientifiche non ha mai visto un virus uccidere nessuno, per il semplice fatto che il virus si occupa di “trasportare informazioni” da una cellula all’altra.
In pratica, secondo il prof. Lanka, il virus è una specie di “postino cellulare” che viaggia a bordo del DNA.
Informazione ricoperta da una proteina.
Ecco perché il biologo P. Medawar definisce “virus” come un “cattivo messaggio (informazione tossica) avvolto da una proteina”
Questa “cattiva informazione rivestita da proteina” in un organismo debilitato, il cui terreno biologico è pregno di tossine, inquinato da anni di alimentazione spazzatura (come la stragrande maggioranza di noi occidentali) è normale aspettarsi dei danni.
Il sistema immunitario è occupato a fagocitare gli scarti metabolici (tossine, metaboliti, metalli pesanti, ecc.) creati dal nostro stile di vita e quindi non è in grado di riconoscere questi agenti, che per questo trovano lo spazio per moltiplicarsi a dismisura senza alcun intoppo.
La Vis Medicratix Naturae, cioè la “forza risanatrice” che ogni essere vivente possiede, è totalmente esaurita dallo sforzo del corpo di espellere tali pericolosi rifiuti.
Il virus in un organismo sano, il cui terreno è in equilibrio, non crea alcun problema (moltissime persone nel 1918 sono venute a contatto con la “Spagnola” ma non sono morte e neppure ammalate. Come mai?).
In questo caso il virus non può creare alcun problema, perché verrà riconosciuto immediatamente e non replicato o addirittura fagocitato (se fosse necessario) da un sistema immunitario attivo e perfettamente funzionante.
La Vis Medicratix Naturae risanerà completamente il corpo.
Detto questo è sottinteso l’importanza dello stile di vita nella prevenzione e nella cura delle malattie infettive.
Ricordando che la prevenzione si fa quando si è sani e si sta bene, non quando si è malati, in questo caso si parla di cura.
Per esempio:
- Mangiando cibi industriali morti pregni di additivi chimici (aromi, conservanti, coloranti, ecc.). Questi non vengono riconosciuti dall’organismo e dal sistema immunitario e creano tossiemia;
- Mangiando (in eccedenza) proteine animali (carne, uova, pesce, latte e derivati) si aumenta il carico tossinico e l’acidità del terreno biologico. Il terreno della salute è alcalino e non acido.
- Combinando gli alimenti in modo scorretto (amidi-proteine, grassi-proteine, zuccheri-proteine, zuccheri-amidi, acido-proteine, acido-amidi, ecc.) si provocano fermentazione e putrefazione intestinale aumentando l’acidificazione e dando origine a problematiche anche serie.
Questo insieme di fattori crea tossiemia (base per qualsiasi malattia) che blocca il sistema immunitario e svuota totalmente la Vis Medicratix Naturae.
Il tutto viene aggravato dal mondo dei sentimenti sempre più bersaglio da “operazioni” mirate ad aumentare nelle masse emozioni che bloccano e debilitano dall’energia vitale.
Una tensione – di qualsiasi tipo - prolungata nel tempo snerva il corpo (energia muscolare e funzionale che possiede ogni organo); mentre una paura costante paralizza le coscienze impedendo all’uomo di agire, diventando l’artefice della propria vita.
I giornali in generale e particolarmente la televisione, sono in prima linea nel creare e spedire “virus mediatici”: “informazioni tossiche”, dannose e debilitanti per l’essere umano.
Per tanto una semplice chiave per potenziare l’organismo e proteggerlo da eventuali “attacchi” esterni e/o interni è alimentarsi correttamente, bloccando ogni mezzo “infettivo virulento”: giornali e tivù.
Postato da: Tex62 a giugno 29, 2009 15:58 |
link | commenti
Screening della prostata: PSA preso in castagna
Dal 21 al 28 novembre la Società italiana di urologia (SIU) sostiene la settimana dedicata alla campagna di prevenzione del tumore alla prostata (dal titolo Per non farsi prendere in castagna). Fulcro della campagna informativa, la promozione del test dell'antigene prostatico specifico (PSA) come indicatore del tumore. Questo dichiara la SIU: «Superati i 50 anni il controllo periodico, su base annua, del PSA e una esplorazione rettale da parte dell'urologo, possono permettere l'individuazione precoce della malattia e fornire maggiori possibilità per sconfiggerla». Il messaggio dell'iniziativa è: chi si sottopone a screening per il cancro della prostata può togliersi i dubbi; ulteriori analisi gli diranno se ha il cancro e se deve trattarlo. Siccome non ci sono mezzi per discriminare tra tumori aggressivi e meno, è necessario che lo trovi il prima possibile, quando i trattamenti sono più efficaci.
Al contrario, l'assemblea dei rappresentanti delle associazioni scientifiche intervenute nel 2003 alla Consensus Conference italiana per discutere l'utilità di misurare il PSA, ha condiviso all'unanimità la seguente raccomandazione conclusiva: «Non esiste al momento, in base all'evidenza scientifica, indicazione all'esecuzione dello screening di soggetti asintomatici mediante PSA, sia quale provvedimento sanitario di "popolazione" (invito attivo di residenti selezionati in base all'età), che "spontaneo" (raccomandazione alla popolazione di sottoporsi al dosaggio periodico del PSA).[…] Il dosaggio del PSA in soggetti asintomatici potrà essere prescritto in occasione di consultazione medica, a giudizio del sanitario, in base agli elementi clinici a sua conoscenza e previa informazione del paziente sui pro e contro della determinazione del marcatore in assenza di un sospetto diagnostico o di fattori di rischio».
Sulla stessa linea si collocano le conclusioni di una ricerca condotta su 1.317 interventi chirurgici (eseguiti nel ventennio tra il 1983 e il 2003) sul tumore della prostata, pubblicata lo scorso ottobre sul Journal of Urology dal titolo "The prostate specific antigen era in the United States is over for prostate cancer" (Negli Stati Uniti l'era del PSA come esame del tumore alla prostata è finita): "Il largo uso dell'esame del PSA, e l'abbassamento della soglia dei livelli di antigene prostatico oltre la quale si procede a una biopsia, possono aver causato interventi inopportuni su un tumore a lenta crescita che provoca la morte di 226 ogni 100.000 uomini sopra i 65 anni". Insomma, molte delle prostate rimosse non dovevano esserlo.
Come si argomentano queste differenze di opinione?
- Chi è a favore dello screening indiscriminato afferma che dove lo si fa si muore meno di cancro alla prostata. Secondo un opuscolo informativo della campagna prevenzione promossa dall'Association Columbus e l'Univeristà Cattolica: "Negli USA per il cancro della prostata si registra il 15% dei decessi sul totale dei casi, mentre in Europa la percentuale sale al 40%: le ragioni della differenza stanno nell'ampia diffusione del dosaggio del PSA che consente la diagnosi precoce".
- Chi è a favore dell'esame sotto il consiglio del medico afferma che il numero dei morti, negli anni che seguono uno screening di massa, non cambia: ad aumentare è solo il numero delle diagnosi di cancro.
Chi ha ragione?
Tutti e due: si trovano tanti tumori che non avrebbero avuto conseguenze. Questo cancro infatti è molto frequente. Secondo le statistiche dei ritrovamenti occasionali nelle autopsie di maschi oltre i 50 anni, morti per un qualsiasi accidente della vita: il 30 per cento delle prostate contiene un carcinoma (più l'età è avanzata più aumenta la percentuale), che nella grande maggioranza dei casi non si è sviluppato e manifestato clinicamente.
Ecco cosa accade a 1000 uomini in salute, sopra i 50 anni, che fanno il test del PSA:
- 850, pari a 85 % avranno livelli normali di PSA (benché alcuni abbiano un piccolo tumore non segnalato dal test).
- 150 (15 %) avranno valori sopra la norma di PSA (4 mg/ml) e saranno sottoposti a ulteriori test.
- 130, pari al 13 % dei 1000 iniziali, o all’86% di quelli con PSA elevato non hanno niente;
- 20, pari al 2 % dei 1000 iniziali, o al 14% di quelli con PSA elevato hanno un tumore alla prostata.
- circa 10 carcinomi, 50 % dei 20 diagnosticati tra i 1000 soggetti originari, non sono evolutivi (sovradiagnosi) (stime dello studio randomizzato europeo ERSPC)
Non si sa se nei 10 carcinomi evolutivi la diagnosi precoce mediante PSA ottiene un miglioramento della prognosi: anche in assenza di screening con PSA, 6 dei 10 carcinomi vengono comunemente curati e guariti. Dei 4 che muoiono di malattia non è noto a quanti lo screening può salvare la vita.
Il grafico sottostante descrive, in particolare, la situazione negli Stati Uniti, in cui si è fatto grande uso del PSA come strumento di screening per trovare il tumore alla prostata. Il numero dei casi diagnosticati aumenta vertiginosamente a partire dal 1986, anno di introduzione del PSA. Dopo il picco negli anni novanta c'è una discesa: si trovano meno tumori. E' come se a ridosso del 1990 sia stata introdotta una nuova rete a strascico: negli anni immediatamente successivi si conta una grande quantità di pesce nelle reti, poi i livelli si abbassano perché è stato pescato il pescabile.
La linea sottile rappresenta i morti per tumore alla prostata: è quasi una retta. Vuol dire che a fronte di una moltiplicazione delle nuove diagnosi dopo l'era PSA, si continua a morire come prima.
Ma che male c'è a trovare, prima che manifesti i suoi sintomi, un tumore alla prostata?
Chi si sottopone agli interventi chirurgici anzitempo, oltre a non avere vantaggi rispetto a chi si cura più tardi (non guadagna anni di vita) deve convivere con i danni collaterali, principalmente impotenza (secondo le fonti scientifiche tra il 60-70 per cento dei casi) e incontinenza (nel 10-15 per cento dei casi).
Ecco allora ciò che può capitare nel 2004 a un sessantenne medio, sessualmente attivo, in salute, di fronte a un opuscolo della settimana di prevenzione della prostata: deve decidere se fare o meno il test gratuito.
a) Non lo fa: nel 2020 ha i primi sintomi del tumore, nel 2024 ne muore. Per la statistica è una persona sopravvissuta solo 4 anni dalla diagnosi.
b) Lo fa: nel 2004 gli viene diagnosticato un tumore in fase precoce, viene operato. Rientra sfortunatamente nel 60-70 per cento di chi diventa impotente dopo l'operazione (fortunatamente non rientra in quel 10-15 che accusa incontinenza). Nel 2024 muore di tumore alla prostata. Per la statistica è una persona sopravvissuta 20 anni dopo la diagnosi precoce. Ecco un grafico esplicativo delle due storie:
I = inizio biologico della malattia
C = comparsa dei sintomi della malattia
S = individuazione della malattia da parte dello screening
M = morte
Le statistiche a volte propongono cifre eclatanti. Perché una persona possa prendere una decisione cosciente è necessario che abbia a disposizione tutti i dati che permettono una corretta interpretazione e gli sia fornita una adeguata informazione sui vantaggi e gli svantaggi derivanti da scegliere o meno di sottoporsi a una pratica medica.
Secondo il Center for Desease Control and Prevention (CDC) statunitense un paziente informato deve saper rispondere a queste domande: Conosco i potenziali effetti positivi? Conosco la probabilità dei vari esiti? Conosco le potenziali conseguenze delle mie decisioni? Conosco i potenziali effetti negativi?
Solo dopo aver appreso le informazioni necessarie per rispondere con coscienza a queste domande si può decidere liberamente.
Postato da: Tex62 a maggio 25, 2009 15:03 |
link | commenti
RIFLESSOLOGIA E FISIOGNOMICA DEL PIEDE
E' uscito il libro sul tema: Riflessologia e Fisiognomica del piede, di Serena Pizzini e Fabrizio Minisini, MIR Edizioni, Euro 18,00.
Un pratico manuale alla portata di tutti, ricco di immagini e illustrazioni su una tecnica affascinante ed utilissima per imparare a riconoscere le necessità primarie del nostro corpo attraverso l'osservazione e il trattamento riflessologico dei piedi. L'esperienza degli autori unita alle conoscenze delle tradizioni sciamaniche degli indiani d'America e di altre civiltà può essere di concreto aiuto nel vedere le nostre meravigliose estremità sotto una luce diversa...
Postato da: Tex62 a aprile 30, 2009 16:48 |
link | commenti
Studio conferma che i geni non provocano il cancro
In uno studio ultimato presso la Scuola di Medicina di Ioannina, in Grecia, si sono analizzate centinaia di studi che rivendicavano di aver “scoperto” geni che provocano il cancro e si è rilevato che, nel novero di oltre 240 presunte associazioni fra geni e rischio di cancro, di fatto soltanto due geni presentavano una qualche correlazione.
In altri termini, oltre il 99 per cento delle asserzioni relative a geni che provocherebbero il cancro non superano il vaglio scientifico.
Imputando ai geni la causa della malattia, i medici possono privare del potere i pazienti e convincerli che non detengono alcun controllo sul proprio stato di salute.
La verità è che si può essere esenti dal cancro indipendentemente dal proprio codice genetico, in quanto a contare è l’espressione dei geni in questione.
Provate ad immaginare cosa controlla l’espressione dei geni? La nutrizione, il regime alimentare, lo stile di vita scelto e l’astensione da sostanze chimiche cancerogene presenti in taluni alimenti, in farmaci, cosmetici e prodotti per l’igiene personale.
In altre parole, con tutta probabilità si dispone al 99% del controllo relativo all’eventualità di ammalarsi di cancro o meno. Tuttavia, la corrotta industria del cancro vuole indurvi a pensare di non avere di fatto alcun controllo.
Fonte: Mike Adams, Natural/News.com, 30 dicembre 2008, http://tinyurl.com/8vugfc
Tratto da Nexus nr. 78, ed. italiana
Postato da: Tex62 a febbraio 25, 2009 14:51 |
link | commenti
L'ex ministra Livia Turco, prima di lasciare il suo Ministero della salute, ha fatto inviare (a nostre spese) 250 mila lettere ad altrettante bambine italiane che nel 2008 compiono 12 anni!
Lo scopo è, tramite la paura e i sensi di colpa, "invitare" i genitori inconsapevoli, a far vaccinare la propria figlia contro il terribilissimo Papillomavirus!
I vaccini Gardasil della multinazionale Merck (la stessa che ha causato una strage planetaria con l'antidolorifico, antinfiammatorio Vioxx) costano (per 3 iniezioni) oltre 564,45 euro.
Il Cervarix della britannica GlaxoSmithKline (che produce 'mostarde azotate', come l'Alkeran: agente vescicante da guerra chimica, usato in chemioterapia, oppure l'Hycamtin da 1850 euro a fiala) costa invece (per 3 iniezioni) solamente 470.37 euro.
Il tutto naturalmente viene pagato dal Servizio sanitario nazionale: cioè da noi con le tasse!
Un bel regalo di addio, fatto dalla "mamma" Turco, alle lobbies del farmaco!
Qui sotto un abstract dal recentissimo libro scritto dai medici Roberto Gava (farmacologo, tossicologo, omeopata e una delle massime autorità a livello nazionale su vaccini e problematiche connesse) ed Eugenio Serravalle (pediatra).
Visto che in ballo c'è la salute dei nostri figli, prima di prendere una qualsiasi decisione (per poi magari pentirsene) è bene informarsi adeguatamente e correttamente.
---------------
Vaccinare contro il Papillomavirus?
A cura dei Dottori Roberto Gava e Eugenio Serravalle
Tratto da libro: “Vaccinare contro il Papillomavirus? Quello che dobbiamo sapere prima di decidere"
Il Papilloma Virus umano (HPV: Human Papilloma Virus) oggigiorno costituisce la più comune infezione trasmessa sessualmente. (…)
Flora normale dell’apparato genitale femminile
(…)
Più di 100 specie differenti sono state identificate quali componenti della flora normale. (…)
Tale flora comprende batteri, funghi, e virus.
Va subito detto che i microrganismi presenti come flora normale in differenti fasi della vita di una donna sono gli stessi che possono causare infezioni ostetriche e ginecologiche in idonee circostanti.
Inoltre, non va dimenticato che anche i batteri classicamente considerati come patogeni possono far parte della flora normale.
Quindi, abbiamo soggetti sani che albergano batteri saprofiti e patogeni e abbiamo i medesimi soggetti che in particolari condizioni di debolezza immunitaria possono ammalarsi a causa dei medesimi germi che prima risiedevano in loro in modo del tutto asintomatico. (…)
Una semplice conseguenza della constatazione di questa ricca flora microbiologica cervico-vaginale è che una diagnosi laboristica di cervicite cronica non è altro che il normale aspetto di un normale collo uterino. (…)
E’ ovvio che se le difese immunitarie della donna si abbassano per un qualche motivo, è possibile che qualcuno di questi germi prenda il sopravvento e induca una patologia locale che allora si esprimerà a livello clinico con una sintomatologia specifica dell’infezione. (…)
Un altro dato molto importante da ricordare e che poi ci servirà per capire meglio l’infezione da HPV è che la microflora vaginale non varia solo da donna a donna ma anche, in una stessa donna, durante il tempo.
La flora vaginale muta con l’età, con l’attività sessuale, con le fase del ciclo mestruale, con la gravidanza e con l’assunzione di determinati farmaci. (…)
Epidemiologia dell’infezione da HPV
(…) Si ritiene che oltre l’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita, con un picco nelle giovani sotto i 25 anni, ma ci sono dati scientifici che dicono che questo virus sia presente in almeno l’80% di entrambi i sessi e che sovente si ritrovi nell’uomo fin dalla sua nascita. (…)
In un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quasi totalità (93-96%) dei casi di tumore della cervice uterina è associata all’infezione del tratto genitale con Papilloma virus umano. (..)
Importanza del tipo e della variante genetica
Sappiamo che alcuni tipi e alcune varianti dell’HPV sono più frequentemente correlati con lo sviluppo del carcinoma della cervice uterina.
Sono stati descritti oltre 120 genotipi di Papillomavirus umano (…)
Di questi, circa 40 possono infettare il tratto genitale degli uomini e delle donne ed essere trasmessi attraverso i rapporti sessuali, ma dai dati disponibili sembra che siano sono 15 i tipi che, oltre all’infezione, possono causare anche la neoplasia cervicale. (…)
Non è assolutamente detto che questi virus possano indurre in una donna un carcinoma cervicale, perché quasi sempre questi HPV vengono eliminati dalle difese immunitarie dell’organismo (più specificatamente dalla risposta linfocitaria Th1) ed è semplicemente eccezionale che uno di essi possa indurre il carcinoma. (…)
Decorso clinico
(…) Più specificatamente, sono possibili tre evoluzioni dell’infezione da HPV:
- regressione spontanea (nell’80-90% dei casi);
- persistenza prolungata e spesso asintomatica (nel 10-15% dei casi);
- progressione dell’infezione verso lesioni precancerose che restano tali (nell’1% dei casi e solo in presenza di una alterazione del sistema immunitario)
- progressione delle lesioni precancerose verso lesioni cancerose (nell’1% delle lesioni precancerose e solo in presenza di una importate alterazione del sistema immunitario).
Quindi, la maggior parte delle infezioni da HPV si risolve spontaneamente in circa 12-18 mesi e anche le infezioni ad alto rischio tumorale guariscono da sole senza lasciare conseguenze per la salute della donna nel giro di pochi mesi.
Nel 10-15% dei casi, invece, il virus convive per tutta la vita del soggetto che lo ospita nelle sue cellule e non crea alcun problema (in questi casi il test per l’HPV sarà positivo (…)
Circa l’1% delle infezioni da HPV danno luogo a lesioni precancerose che, se non identificate e/o non opportunamente trattate, in organismi immunologicamente deboli e in una percentuale inferiore dell’1% delle donne che le presentano, possono progredire nell’arco di 20-50 anni in tumori cervicali.
Infatti, se un’infezione virale molto comune come quella da HPV conduce allo sviluppo di un tumore così raro, significa che la probabilità che l’HPV ha di causare carcinoma è veramente eccezionale. In ogni caso, comunque, questo eccezionale processo richiede anche molti anni per svilupparsi e abbisogna di una particolare e cronica deficienza immunitaria.
Quindi, l’infezione da HPV non è una malattia, ma solo un fattore di rischio e anche un rischio basso e la storia naturale dell’infezione dipende solo dalla risposta immunitaria linfocitaria (specialmente la risposta mediata dai linfociti T) ed è quindi condizionata dall’equilibrio che s’instaura tra ospite e HPV.
Ruolo del sistema immunitario
(…) Gli anticorpi circolanti sono sicuramente solo uno dei meccanismo che intervengono nel controllare lo sviluppo di questa malattia (…)
E’ in questa fase, quindi, che gioca un ruolo determinante la risposta immunitaria cellulare Th1 mediata dai linfociti T (i linfociti citotossici CD8 e i linfociti helper CD4). Questi globuli bianchi attivano strategie di sorveglianza intracellulare che agiscono sia bloccando l’espressività biologica degli oncogeni virali sia eliminando le cellule infettate attraverso l’apoptosi (cioè la morte cellulare programmata).
E’ proprio per questa importante considerazione che si guarda con un certo sospetto verso un vaccino che agisce stimolando la risposta immunitaria anticorpale Th2, una risposta inoltre che, come vedremo nella pagine seguenti, è destinata ad affievolirsi rapidamente a partire da pochi mesi (circa 7) dopo la prima dose del vaccino anti-HPV. (…)
Sono necessarie particolari norme igieniche?
(…) La presenza del virus non dipende da chi ce lo passa ma dallo stato di salute del nostro sistema immunitario, perché è solo quest’ultimo che può debellare rapidamente il virus oppure albergarlo in modo asintomatico oppure lasciarlo progredire lentamente fino alla stato tumorale. (…)
Una donna, che ha appena debellato spontaneamente un’infezione da HPV non deve preoccuparsi dell’ipotetico eventuale ricontagio da parte del marito, nel caso che questi fosse un portatore sano di HPV, dato che il passarsi vicendevolmente l’infezione non comporta problemi o pericoli. Inoltre il preservativo non protegge completamente dal passaggio dell’HPV e quindi il suo uso è relativo in questa infezione.
In ogni caso, se due coniugi dovessero preoccuparsi dei germi che ognuno potrebbe ricevere dall’altro, non dovrebbero neppure baciarsi, cioè dovrebbero “baciarsi” come si dice che facciano gli esquimesi: strofinandosi il naso (anche molto delicatamente e per brevissimo tempo, dato che anche sulla cute ci sono germi).(…)
HPV e gravidanza
Alcune donne si pongono il problema se l’infezione da HPV può compromettere una gravidanza o comunque la salute del bambino. La risposta a questo dubbio è molto semplice: questo problema non sussiste quasi mai, perché l’HPV è un virus normale della microflora cervico-vaginale e quindi non compromette la gravidanza: circa il 25% delle gravide ha il test dell’HPV positivo a causa del fisiologico calo delle difese immunitarie che lo stato gravidico induce (…)
Non solo non ci sono rischi per la gravidanza, ma non ci sono neppure rischi per il neonato che, anzi, ha bisogno di confrontare il suo sistema immunitario con una moltitudine di microrganismi durante la nascita, quando respirerà o mangerà, quando si metterà in bocca le mani e vari oggetti tutt’altro che sterili, quando gattonerà, quando andrà all’asilo, ecc. (…)
Tratto da libro: “Vaccinare contro il Papillomavirus? Quello che dobbiamo sapere prima di decidere”
Postato da: Tex62 a gennaio 30, 2009 11:22 |
link | commenti (7)